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Monday, 18 July 2011

AUGURI MADIBA

Per celebrare i 93 anni di Nelson Mandela.

Thursday, 17 July 2008

Le 90 primavere di Mandela

Happy birthday Mandela!


Il 18 luglio ricorre il compleanno di Nelson Mandela, premio nobel per la pace per la sua lotta contro l'apartheid e primo Presidente del Sudafrica a-razziale. Queste le parole che ha pronunciato durante il concerto tenutosi a Londra il mese scorso in suo onore: «vent'anni fa Londra ospitò questo concerto che chiedeva la nostra libertà, che ci ispirò nelle nostre prigioni. Ora siamo qui liberi, e siamo onorati. Ma anche se siamo qui a festeggiare, il nostro lavoro non è finito. Perché c'è povertà, oppressione, Aids. Il nostro lavoro vuole portare la libertà a tutti... a quasi 90 anni, è tempo di avere una mano per sollevare questo fardello». «È nelle vostre mani» ha detto l'anziano leader, ripetendo lo slogan della campagna anti Aids 46664. Poi si è allontanato tra le ovazioni della folla (corriere).

Wednesday, 2 July 2008

Zimbabwe

Dopo che Mugabe ha vinto il ballottaggio contro se stesso, poiché lo sfidante Tsvangirai si era precedentemente ritirato, oggi, al vertice dell'Unione Africana, lo stesso Tsvangirai ha negato la sua disponibilità ad entrare a far parte di un governo di unità nazionale (bbc). Il leader del Movimento per il Cambiamento Democratico ha rifiutato sostenendo che pretendeva che prima fosse dichiarata illegitttima la tornata elettorale del 27 giugno. I Paesi occidentali intanto proclamano che verranno prese misure contro Mugabe e i leader africani, nel summit egiziano, gli hanno chiaramente voltato le spalle, Thabo Mbeki compreso, anche se non è chiaro con quali concrete conseguenze.
Nel frattempo il Sudafrica deporta 500 rifugiati al confine con lo Zimbabwe, cosa che considerato il clima di terrore e violenza nel Paese è inaccettabile e contraria al diritto internazionale, che riconosce diritti specifici per i rifugiati ed i richiedenti asilo ed è anche contro le leggi sudafricane, come ricorda il portavoce di Medici senza Frontiere (vita.it).
In questo momento, che sembra il più basso della storia dello Zimbabwe da quel 18 aprile del 1980, giorno dell'indipendenza dalla Gran Bretagna, mi sembra giusto ricordare ciò che è riuscito a fare in passato questo Paese
con le parole e la musica di Bob, ricordare come è riuscito a rialzarsi, nella speranza che ciò possa avvenire di nuovo.

Friday, 6 June 2008

Democrazia e coca-cole

Democracy and cokes

In occasione del World Economic Forum on Africa a Cape Town, il responsabile mondiale di Coca-cola, Neville Isdell (nella foto), ha rilasciato una interessante intervista, in cui si gloria delle notevoli crescite di Coca-cola in Africa, sottolineando il fatto che la crescita del fatturato sia superiore nei regimi democratici (in particolare Sudafrica, Tanzania, Ghana), rispetto a ciò che avviene in quelli autoritari.
Sostiene soprattutto che lo sviluppo economico nei regimi oppressivi porta allo sviluppo di elementi democratici, poiché l'aumento del PIL porta all'arricchimento di un'ampia fascia della popolazione, che poi "pretenderebbe" regimi maggiormente libertari. Il ragionamento è corretto e non lo dico io ma lo aveva già chiarito a suo tempo l'emerito e geniale Amartya Sen. Solo che mentre Sen, almeno secondo la lettura della giovane ingenua che ero, vedeva lo sviluppo come mezzo per conseguire la libertà (nell'accezione di maggiori possibilità di scelta, di opportunità per gli esseri umani), il signor Isdell non nasconde di vedere positivamente l'instaurarsi di democrazie in funzione della vendita di bottigliette di liquido scuro.
Dirò una banalità, ma l'entusiasmo sfrenato per la democrazia del signor Isdell a me fa balenare qualche idea sul perché della corsa yankee alla democratizzazione del mondo... a voi no?
E soprattutto, che cosa è democrazia?
Lasciamo la parola al sig. Isdell: "I think the real qualifier for democracy to be not just a vote once, but really to take root is a functioning middle class" cioè, nella mia traduzione sbilenca, 'penso che il vero qualificatore della democrazia sia non solo il voto una tantum, ma il radicamento di una classe media che funziona'... Fantastico! Basta una classe media, ed il gioco è fatto! Un'ampia classe media che si scoli litri su litri dei preziosi liquidi della Coca-cola company!
MA, allora, non è necessaria la democrazia in senso ampio, con un minimo di propositi egualitari, basterebbe un minimo di regime stabile che dia la possibilità ad ogni abitante di uscire e di andarsi a comprare con tranquillità la sua lattina di coca (e ci voleva tanto! non serviva tirare in ballo la democrazia!).

Friday, 23 May 2008

Sudafricani contro le violenze xenofobe

Sindacati, associazioni e personalità politiche hanno denunciato le violenze xenofobe nelle township sudafricane di queste ultime settimane.
Le organizzazioni umanitarie sono state letteralmente sommerse da un volume straordinario di donazioni da parte di sudafricani a favore delle 16mila persone che hanno dovuto lasciare le bidonville a causa degli attacchi, che al momento hanno causato almeno 40 morti.
"La gente dice di vergognarsi di ciò che sta accadendo" ha dichiarato all'AFP Imtiaz Sooliman, presidente dell'ONG africana Gift of the Givers. "Si dicono coinvolti dalla sofferenza di queste persone".

Numerosi immigrati, soprattutto Zimbabweani, Mozambicani, Malawiti e Congolesi lavorano come domestici o giardineri in Sudafrica, ma sono dovuti fuggire dalle township ed ora dormono dai loro datori di lavoro stessi, al riparo dagli attacchi. Sono comunque molti coloro che hanno lasciato il Paese, tra cui 3000 mozambicani, il cui Presidente Armando Guebuza ha assicurato pieno aiuto per il rientro.

Un liceale, Michael Moss, ha fondato un gruppo di discussione sull'accaduto nel social network Facebook. "Le persone dicono di vergognarsi di essere sudafricani. Altri ricordano che prima del 1994 (l'avvento della democrazia), altri Paesi africani avevano aperto le frontiere ai militanti della lotta contro l'apartheid".

Budah Sterah, un utente, sullo stesso sito ha scritto: "Sono un nero sud-africano e un AFRICANO. Uno dei valori basilari dell'essere africano è l'Ubuntu e la fratellanza. Dov'è finita? La nostra società ha perso la morale. È veramente terribile."

Centinaia di studenti e professori dell'Università di Wits hanno protestato contro la xenofobia mercoledì con una manifestazione a Johannesburg ed un'altra manifestazione è prevista per domani a Pretoria, organizzata dalle associazioni per i diritti umani. Anche un'organizzazione padronale ha portato ieri nelle township generi alimentari e coperte per le vittime.

Intanto oggi le violenze si sono propagate alla zona sud-occidentale del Paese, a Città del Capo.

Fonte: AFP, JeuneAfrique

Wednesday, 21 May 2008

Guerre tra poveri

Guerre tra poveri, così si usano chiamare in questi giorni i fatti di Napoli ed i fatti di Johannesburg e di Alexandra: tragiche assonanze tra eventi agghiaccianti e, purtroppo, tutt'altro che isolati.
Da una parte del globo, quella meridionale, vi sono scontri tra neri sudafricani e neri immigrati da altri Paesi africani, in fuga da condizioni disperate come gli zimbabweani, ma anche dalla Somalia, dal Malawi e dal Mozambico. Gli appelli alla concordia del Nobel per la Pace Nelson Mandela sembrano lettera morta in questi giorni. Gli arrivi di questi mesi di profughi zimbabweani, legati alle incerte elezioni presidenziali, hanno peggiorato certamente la percezione che i sudafricani avevano delle ondate migratorie. Gli immigrati di ogni nazionalità fuggono nelle stazioni di polizia e nelle chiese.
Dall'altra, nella bistrattata Napoli, città dell'emisfero settentrionale invasa dall'immondizia dell'iperproduttività del Nord e della camorra, accadono episodi che vorrei leggere in un libro, per poterlo chiudere e pensare che, in fondo, essi non sono mai accaduti.
Episodi che per la tranquillità della nostra anima etichettiamo con aggettivi quali "belluino" o "ferale", cercando di rimuovere che la mano, la mente, è assolutamente umana, uguale alla nostra, solamente un pò più disperata, un pò più affamata, un pò più impaurita.

Saturday, 19 April 2008

Tensioni in Zimbabwe

Ho scritto 'tensioni' nel titolo per due motivi: uno non so scrivere i titoli, quindi spesso rinuncio in partenza, anche se mi rendo conto che non è una gran tattica, due perché voglio ancora illudermi che quelle che sono in atto in Zimbabwe siano tensioni, ma mi rendo conto purtroppo di aver utilizzato un eufemismo.
I dati sulle elezioni non sono ancora usciti ufficialmente, in quanto il Presidente Mugabe non intende accettare la sconfitta, come ha chiaramente ripetuto.
In questi giorni è ripartito il riconteggio delle schede elettorali, voluto dal dittatore Mugabe e che l'opposizione ha tentato inutilmente di fermare. Tale riconteggio, anche se di sole 23 sezioni (in cui il Presidente è uscito sconfitto), potrebbero ribaltare il risultato elettorale e mettere a repentaglio la maggioranza ottenuta dallo sfidante Morgan Tsvangirai.
Per la cerimonia per i 28 anni di indipendenza del Paese Mugabe ha fatto il suo primo discorso pubblico dalle elezioni, affermando che la democrazia si è instaurata in Zimbabwe solo in seguito alla liberazione dalla Gran Bretagna. Nello stesso discorso ha sminuito i suoi oppositori, dipingendoli come i protetti della ex-madre patria. Quelle sulla democrazia sono state parole naturalmente prive di ogni significato, perlomeno per quanto riguarda la vita nel Paese negli ultimi anni. Human rights watch (hrw) oggi ha denunciato la presenza di campi di tortura, utilizzati contro gli avversatori del regime, ma anche contro comuni cittadini. L'ong ha raccolto testimonianze di più di 30 persone ferite negli ultimi 10 giorni dai militari. Hrw si appella all'Unione Africana, affinché intervenga e vi sia modo di far uscire il Paese da questa situazione.
Intanto continua il flusso di zimbabweani che tentano di lasciare il Paese per recarsi principalmente in Sudafrica.
Ad aggravare la situazione, due giorni fa è arrivata nel porto sudafricano di Durban una nave cinese carica di armi destinate allo Zimbabwe. Attualmente i lavoratori sudafricani si sono rifiutati di scaricare i containers e la nave è bloccata, ma il governo sudafricano (già criticato dall'ONU per la sua posizione troppo morbida nei confronti di Mugabe, ad esempio nelle sue dichiarazioni della settimana scorsa) ha comunicato di non poter fermare legalmente il carico.

Tuesday, 1 April 2008

Sudafrica: ActionAid denuncia spostamenti forzati per estrarre platino

giovedì, 27 marzo, 2008 - La compagnia Anglo Platinum apre nuove miniere sudafricane nella regione di Limpopo e "migliaia di persone, specialmente donne, residenti nelle aree rurali hanno perso la loro terra e i principali mezzi di sostentamento per fare posto alle miniere di Anglo Platinum" - denuncia ActionAid in un rapporto. "I dislocati in nuovi insediamenti preparati dall’azienda ricevono soltanto minime compensazioni con poche possibilità quindi di ricominciare a condurre la propria vita". "Gli abitanti delle comunità, soprattutto le donne, hanno perduto i loro principali mezzi di sostentamento, l’accesso alla terra e all’acqua. Questo costituisce una violazione dei loro diritti umani più basilari" - dichiara Zanele Twala, direttrice generale di ActionAid in Sudafrica.

Ieri, alla presentazione del rapporto erano presenti anche i rappresentanti della Anglo Platinum che in un comunicato hanno dichiarato che non solo i risarcimenti sono stati adeguati ma anche la quantità di ettari coltivabili è quasi raddoppiato, mentre sulle accuse di contaminazione i rappresentanti della Anglo Platinum si sono riservati di rispondere durante una conferenza stampa che dovrebbe svolgersi la settimana prossima. Nessuna risposta sulle accuse di aver pagato le forze dell’ordine affinché agissero a loro favore e a quelle di aver effettuato un trasferimento forzato delle popolazioni tagliando acqua e elettricità nei villaggi. La Anglo Platinum ha infine dichiarato che se la Commissione per i Diritti Umani, alla quale ActionAid ha ieri sottoposto il rapporto, vorrà indagare sui risultati presentati, sarà la benvenuta, perché la compagnia ritiene di agire nel rispetto dei diritti umani

[..]

I trasferimenti delle popolazioni nella regione di Limpopo hanno portato ad un incremento non solo del problema della fame e della povertà ma anche la distruzione delle tradizioni popolari delle popolazioni locali sostiene ActionAid. "Ci hanno fatto molte promesse ma nessuna si è rivelata vera" - afferma Isaac Pila, 72 anni, allontanato dal suo villaggio per fare spazio a una miniera e confinato in un’altra zona. "Il terreno qui non è adatto al pascolo e la mia gente non riesce nemmeno a coltivarlo. Ci avevano promesso che avremmo vissuto come nel nostro villaggio, anche meglio. Non è vero. La mia gente ora sta soffrendo la fame".

Articolo completo su unimondo

Wednesday, 26 December 2007

Natale Africano

In Ghana il Natale è la festa che diventa occasione per andare a trovare parenti e amici che vivono in villaggi lontani. Il pranzo natalizio prevede riso, pollo, agnello e frutta. Nelle famiglie cristiane viene fatto l’albero, ma ovviamente non si tratta né di un pino né di un abete: il mango è quello più diffuso.

In Kenya le chiese cristiane vengono addobbate con fiori colorati, gli stessi che decorano gli alberi di Natale. Le famiglie si riuniscono per il pranzo, mentre i bambini girano di casa in casa chiedendo piccoli doni e dolcetti (tipo Halloween!). Il piatto tradizionale è il nyama choma, arrosto di capra.

In Sudafrica il Natale cade nel bel mezzo delle vacanze estive. Così il 25 di dicembre diventa una scusa per passare una giornata al mare.

In Zimbabwe, il giorno di Kisimusi (Natale) gli adulti regalano doni ai bambini. Il centro delle celebrazioni è il pranzo, che raccoglie molte famiglie intorno alla stessa tavola imbandita con porridge, arrosto, verdure e dolci.

Fonte: Blog Grandtour.


Friday, 23 November 2007

Monday, 29 October 2007

Sudafrica: ucciso Lucky Dube

articolo di Marco Boccitto, tratto da ilmanifesto.it
Sta provocando forti reazioni in Sudafrica l'assassinio del cantante Lucky Dube, avvenuto nella serata di giovedì 18 c.m. a Johannesburg. Un delitto eccellente che fa registrare anche un salto di qualità nel dibattito sull'emergenza criminalità, già infiammato da stime che parlano di 50 omicidi in media al giorno nel paese. E il prezzo più alto lo paga la gente normale - più o meno povera -, visto che i ricchi sempre più ricchi vivono asserragliati nei loro fortini. Musicista, compositore e frontman 43enne, molto amato in patria ma assai popolare anche nel resto del mondo, Lube è stato ucciso mentre percorreva una strada di Rosettenville alla guida della sua Chrysler grigia, accompagnato dai due figli adolescenti. Quando si è reso conto di essere sotto tiro sarebbe riuscito a rallentare e a spingere fuori dall'abitacolo i figli. Raggiunto da almeno due proiettili, ha tentato di ripartire ma la sua corsa è finita dopo pochi metri contro un albero. La polizia parla di un maldestro tentativo di rapina finito in tragedia. Tra i primi a reagire, piangendo «l'uomo e il musicista rinomato in tutto il mondo», il presidente Thabo Mbeki, in partenza per Parigi dove oggi sosterrà la nazionale sudafricana di rugby nella finale mondiale contro l'Inghilterra. «Ci prepariamo a festeggiare la vittoria degli Springboks - ha detto - ma dobbiamo anche sentirci afflitti per la morte di un sudafricano così rappresentativo». Duro l'Inkatha Freedom Party con il governo, reo di «apatia» e di non voler «ammettere le dimensioni e la gravità del problema». Va oltre l'African christian democratic party, che chiede di ripristinare la pena di morte, dimostrando di tenere in scarsissima considerazione lo spirito non-violento che animava le canzoni di Lucky Dube. Parole di commozione e sdegno arrivano invece dall'African national congress e dalla Democratic alliance. Un comunicato del ministero dell'arte e cultura lamenta la «perdita monumentale, che segna un triste giorno nella storia di questo paese». La confederazione sindacale unitaria parla di «oltraggio e raccapriccio», il Pan African Congress di «shock e rabbia».
Lucky Dube era nato il 3 agosto 1964 in una Johannesburg stretta nella morsa dell'apartheid e del Group areas act, che permetteva alle autorità di deportare i neri nelle zone più sfavorevoli e di murarli all'interno. Poco dopo la nascita, quando fu chiaro che le sue precarie condizioni di salute non lo avrebbero portato alla morte prematura sentenziata dai medici, cominciarono a chiamarlo lucky, «fortunato». Gli esordi, all'inizio degli anni '80, sono all'insegna dei ritmi mbaqanga, la musica pop delle townships. Nell'85 la svolta dell'impegno e del reggae: l'album Rastas never die viene bandito dal regime di Pretoria, ma Dube diventa un'icona fuori e dentro l'Africa, un simbolo della musica sudafricana in lotta contro l'apartheid. Con 20 album all'attivo, alcuni epocali come Slave e Prisoner, una certa somiglianza stilistica con Peter Tosh e la tendenza ad esaltare piuttosto il lato sociale del rastafarianesimo, trascurando l'afflato mistico, Lube terrà testa con la sua musica (l'ultimo disco, Respect, è del 2006) all'ondata di nuove tendenze, dal kwaito al rap, che caratterizzano la scena sudafricana post-apartheid e segnano il tempo nelle strade del paese.

Wednesday, 12 September 2007

Steve Biko a trent'anni dalla sua scomparsa



"The most potent weapon in the hands of the oppressor is the mind of the oppressed."

Discorso tenuto a Cape Town nel 1971

Oggi il Sudafrica celebra il trentesimo anniversario dalla morte dell'attivista antiapartheid Steve Biko, ucciso prematuramente dalla polizia.
Classe 1946, fondò nel 1970 il Black Consciousness Movement, formato da tre organizzazioni (un movimento politico, un sindacato e una lega studentesca) che rappresentavano l'angoscia degli intellettuali africani esclusi dalla logica del regime d'apartheid vigente nello stato sudafricano.
Nel 1972 fondò, insieme ad una settantina di altri gruppi, la Black People Convention. Essa organizzò le manifestazioni di protesta di Soweto a Johannesburg. Il 16 giugno 1976 la polizia attuò una dura repressione e massacrò almeno 100 dimostranti. La rivolta ebbe risonanza ed emulazioni in tutto il Paese e si contarono un migliaio di vittime.
Il Movimento di Biko era distinto dall'African National Congress (ANC) e più estremista, ma basato sui principi della nonviolenza. Sembra però che nel 1977 egli si stesse preparando ad un incontro segreto con Oliver Tambo, futuro presidente dell'ANC e questo poteva essere motivo di preoccupazione per l'Autorità, che proprio su queste basi avrebbe potuto decidere di arrestarlo
[Missionari d'Africa].

Il 18 agosto del 1977 fu arrestato dalla polizia ed il 6 settembre venne sottoposto ad un durissimo interrogatorio, durante il quale venne pesantemente percosso. La polizia sostenne che le lesioni erano state procurate dal prigioniero stesso, che si divincolava troppo. Al peggiorare delle condizioni l'11 settembre venne trasferito in un ospedale di Pretoria, a più di 1000 km dal carcere in cui si trovava a Port Elisabeth. Egli morì l'indomani nel carcere di Pretoria. Le fonti ufficiali sostennero che la morte era stata causata da un prolungato sciopero della fame. La giornalista Helen Zille (capo attuale del principale partito d'opposizione, l'Alleanza Democratica) riuscì però a dimostrare che la morte era stata provocata dalle torture.
Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU decretò con voto unanime l'embargo militare contro il Sudafrica.

Tutt'oggi egli è un simbolo per i giovani sudafricani, secondo solo a Mandela nel rappresentare la fierezza nera e l'avversione alle discriminazioni razziali. Il problema, semmai, come sostiene Kopano Ratele, professore all'Università dell'Africa del Sud, è che le sue idee non hanno più influenza nei processi di eleborazione delle politiche nel Paese, soprattutto in quanto il partito più vicino ai suoi orientamenti è scarsamente rappresentanto in Parlamento. È però da rilevare la centralità che assume il concetto di "Rinascita nera" per l'attuale Presidente Thabo Mbeki.

Oggi per la ricorrenza del trentennale il Presidente sudafricano Thabo Mbeki terrà un discorso all'Università di Città del Capo e a Johannesburg si farà una manifestazione in suo onore.

References: I write what I like, libro postumo che raccoglie i suoi scritti, il film sugli ultimi giorni di vita, Cry Freedom del regista inglese Richard Attenborough (1987) e la canzone Biko del 1980 di Peter Gabriel, che venne vietata in Sudafrica.

Tuesday, 7 August 2007

Sudafrica verso le prossime elezioni

What is black empowerment when it seems to benefit not the vast majority but an élite that tends to be recycled? Desmond Tutu

“Negli ultimi tre anni, abbiamo registrato un tasso di crescita annuale del cinque per cento e creato 500.000 posti di lavoro all’anno. Il governo confida che riusciremo a raggiungere il tasso di crescita annuale previsto, di almeno il sei per cento entro il 2008”, ha segnalato Mlambo-Ngcuka, la Deputy President del Paese.
L'economia sudafricana è florida, ma all’agricoltura, all’industria pesante e ai notevoli progressi nel miglioramento di servizi di base, sanità ed istruzione soprattutto, corrisponde una distribuzione del reddito tra le più inique del mondo. Tra popolazione bianca e nera il divario è enorme: i bianchi controllano ancora la maggior parte delle risorse del paese.
Certo non mancano segnali di cambiamento: sono sempre di più gli uomini d’affari neri in ascesa. Inoltre il governo sudafricano è concretamente impegnato nella lotta alla corruzione, l’industria manifatturiera ed i servizi finanziari contribuiscono per una quota sempre maggiore del PIL. Ma restano grandi sfide da affrontare: tubercolosi, HIV, malaria e la disoccupazione. Anche l’inflazione è alta: ha superato il 5,5%. Un dato che ha messo in difficoltà soprattutto i dipendenti del settore pubblico, in particolare i lavoratori del settore sanitario e dell'istruzione, che tra maggio e giugno 2007 hanno indetto uno sciopero ad oltranza durato 4 settimane, per chiedere un aumento del salario minimo e altre rivendicazioni contrattuali.

Come ricorderete all’inizio del mese scorso (9-12 luglio) una delegazione commerciale italiana, capeggiata da Massimo D'Alema, ha visitato il Sudafrica. L’Italia è infatti tra i primi dieci principali partner commerciali del Sud Africa. Secondo Ronnie Mamoepa, portavoce del Ministero sudafricano degli affari esteri, il Sud Africa ha un equilibrio commerciale in negativo con l’Italia, fatta eccezione per l’oro e alcuni altri minerali. Ciò che preoccupa invece Roma è “il problema delle imposte doganali per prodotti come vino e liquori. C’è troppa burocrazia. Anche altri dazi sono considerati troppo alti”. La sfida è restringere la bilancia commerciale, che attualmente è in favore dell’Italia, così da assicurare che i due paesi possano beneficiare delle relazioni commerciali in modo reciproco. Questo però dovrebbe essere fatto senza ridurre gli attuali livelli di investimenti. Il Sud Africa spera inoltre di beneficiare dall’esperienza dell’Italia nel settore delle microimprese, e delle piccole e medie imprese.

Ma rimangono ancora delle sfide da affrontare, tra cui lo Zimbabwe, di cui D’Alema e il suo omologo sudafricano, Nkosazana Dlamini-Zuma, hanno discusso durante la visita. Lo Zimbabwe, prima della crisi attuale, era la seconda economia più forte della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC), dopo il Sud Africa.

Un altro problema per gli investitori italiani è il tasso di criminalità. Infatti proprio disoccupazione, inflazione e disuguaglianza sociale ed economica sarebbero le cause della crescita di violenza nei grandi centri urbani: secondo il Dipartimento di Sicurezza Sudafricano, quest’anno il tasso di criminalità nelle città è cresciuto del 56%. Il rapporto 2006/2007 del South Africa Police Service mostra un aumento del 3,5 per cento negli omicidi; del 118 per cento nei furti violenti alle banche; un’escalation del 25,4 per cento nei furti di appartamenti, e un aumento del sei per cento nei dirottamenti di veicoli.

Attorno a questi temi, che compongono l’agenda politica del governo, il dibattito in vista delle elezioni presidenziali che si terranno nel 2009 è già iniziato. L’Alleanza democratica, principale partito d’opposizione all’African National Congress ha già nominato il nuovo segretario generale: è Helen Zille, attuale sindaco di Cape Town. L'African National Congress, il partito sudafricano al governo, ha aperto la campagna per decidere chi succederà al presidente Thabo Mbeki, che verrà deciso in dicembre. Il leader sarà anche il candidato alle elezioni del 2009 e quasi sicuramente anche il prossimo capo di stato, dato che alle elezioni del 2004 l'Anc ha ottenuto il 70 percento dei voti. Al momento il favorito è Jacob Zuma (vedi foto), uno dei personaggi chiave della sinistra dell’Anc. Zuma in passato è stato accusato e poi prosciolto per i reati di stupro e corruzione, ma ora il vice-presidente dell'ANC è decisamente in corsa per le presidenziali.

Fonti: peacereporter, IPS, Nigrizia.

Tuesday, 17 July 2007

Peggiora la crisi economica in Zimbabwe

Il tasso di inflazione in Zimbabwe è il più alto del mondo: 4.500%, con un aumento che ormai tocca il 300% alla settimana. Per far fronte all’incontenibile crisi economica, lo scorso 25 giugno il governo del presidente Mugabe ha deciso di imporre una riduzione del 50% dei prezzi al dettaglio e ha ordinato di tagliare il prezzo della benzina del 70%. Un’iniziativa presentata dallo stesso presidente Mugabe come una punizione nei confronti delle grandi compagnie, accusate di alzare i prezzi per sabotare l'economia e delegittimarlo.

Due settimane dopo l’entrata in vigore delle nuove direttive, la crisi economica è ancora più acuta. Trovare benzina nel paese è un’impresa: le auto non si mettono nemmeno in coda ai distributori, il paese è fermo. Molti negozi sono chiusi e le scorte di prodotti sono praticamente esaurite: gli alimentari che hanno rispettato il nuovo tariffario sui prezzi dei prodotti sono stati letteralmente presi d’assalto e svuotati dai cittadini. Diminuendo i prezzi i commercianti non riescono a sostenere la loro attività e preferiscono chiudere piuttosto che indebitarsi o fallire. Tenere le saracinesche abbassate sembra l’unico modo per sfuggire ai controlli: per far rispettare l’imposizione sono stati mobilitati ispettori governativi, organi di polizia e anche la milizia giovanile, fedele a Mugabe.

Una situazione insostenibile per la popolazione, già provata dalla disoccupazione, dal crollo della produzione agricola e industriale, dall’aumento del costo di servizi di base come la sanità e i trasporti. A distanza di due settimane, oltre alla benzina anche l’olio, la carne, lo zucchero, ora i cittadini sono costretti ad affidarsi al mercato clandestino, dove i prezzi per i generi alimentari sono ancora più alti.
Chi si è rifiutato di abbassare i prezzi è finito in manette: 1300 commercianti sono già dietro le sbarre. Altri sono stati costretti a pagare multe salatissime: fino a 100 milioni di dollari in moneta locale.

Alla drammatica situazione economica e sociale si sommano le tensioni politiche: in vista delle elezioni presidenziali 2008, Mugabe cerca letteralmente di mettere fuori gioco l'opposizione. La mediazione del Sudafrica, che il presidente Mbeki cerca porta avanti da 7 anni, tra il partito di governo, ZANU-PF (Unione Nazionale degli Africani dello Zimbabwe-Fronte Patriottico), e il principale partito dell’opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) è stata finora inefficace. Mbeki non ha mai attaccato direttamente il dittatore zimbabwano, considerato uno dei simboli del “rinascimento africano” grazie alla riforma agraria del 1997, peraltro fallita, che ha espropriato 1471 fattorie di proprietà di bianchi per la redistribuzione. Con buona pace dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, e grazie anche all’appoggio della Sadc, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa Australe, il Sudafrica continua con la sua politica non interventista, incapace di prendere posizione anche per la delicata situazione interna all’ANC stesso, che dovrà dimostrarsi capace di passare da movimento di liberazione a partito di governo, e che già si interroga sul successore di Mbeki da presentare alle elezioni del 2009.

Fonte: Sara Milanese sul sito www.nigrizia.it

Friday, 18 May 2007

Sudafrica: campagna per diminuire gli sprechi d'acqua

Il governo ha iniziato una campagna per diminuire gli "inaccettabilmente alti" livelli di perdite d'acqua nel sistema di distribuzione sudafricano.