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Monday, 16 November 2009

Due pesi e due misure

L'ultima ghedinata, la norma che forse finalmente salverà il nostro premier dai processi ancora in corso, così da porre un momentaneo stop alle leggi ad personam cui Silvio ci ha oramai abituati, non dovrebbe applicarsi al reato di clandestinità.. due pesi, appunto, e due misure...

Monday, 26 October 2009

Duecento clandestini che oggi entrano nelle acque italiane

Quando leggo articoli del genere mi faccio un sacco di domande cui preferei non rispondere.

Vorrei capire perché delle persone, che io e il diritto definiamo migranti, perché sono persone che stanno migrando, vengono definite dai giornalisti clandestini.

Mi piace pensare che sia per ignoranza, perché non sanno che quelli, tecnicamente, non sono ancora clandestini.

Temo invece che si tratti di un errore malizioso, teso a creare allarme e senso di insicurezza nel lettore che ingenuamente legge l'articolo.

Mi disgusta l'idea che dei grassi giornalisti nati dalla parte fortunata del mondo abbiano l'ardire e la faccia tosta di etichettare dei disperati come clandestini, come persone la cui vita è clandestina (mentre, al limite, si tratta di persone che fanno ingresso in Italia senza i documenti necessari).

Monday, 7 September 2009

Il reato di clandestinità è incostituzionale?

"Il dubbio era stato già sollevato da insigni giuristi durante la discussione della nuova legge sulla sicurezza. Adesso però il reato di clandestinità finisce al vaglio della Consulta, unico organo che può decidere se una legge è contraria alla Costituzione e, in tal caso, annullarla.
A chiedere l’intervento della Corte Costituzionale è stato il 31 agosto un giudice di Pesaro, durante il processo a un giovane senegalese, Ibrahima D., fermato a Fano senza permesso di soggiorno. Secondo la nuova legge, Ibrahima andrebbe condannato per ingresso e soggiorno illegale, reato che però, secondo il giudice, contrasterebbe con una sfilza di principi e norme costituzionali.
Innanzitutto, si legge nell’ordinanza segnalata oggi dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), viene meno il principio di ragionevolezza. Il nuovo reato sarebbe infatti “privo di effetti concreti”, perché “praticamente nessuno” pagherà la multa da cinque a diecimila euro, mentre l’espulsione era “già prevista e possibile anche prima”.
Violati anche il principio di uguaglianza (art.3) e di personalità della responsabilità penale (art. 27), perché il reato “presuppone arbitrariamente riguardo a tutti l’esistenza di una condizione di pericolosità sociale che, per giustificare l’affermazione di una responsabilità penale”. Responsabilità che “deve invece essere accertata in concreto e con riferimento alle singole persone”.
Sarebbe inoltre a rischio il principio di solidarietà (articoli 2 e 3, 1° e 2° comma), perché il nuovo reato provoca un “radicale mutamento nello spirito e negli atteggiamenti dei cittadini, degli stranieri regolari e della società nel suo complesso , nei confronti di persone in condizione di povertà, obiettive difficoltà di vita, bisognose di solidarietà e accoglienza”. Il contrario insomma di quella “società aperta e solidale” “voluta dai costituenti”.
Il reato di clandestinità contrasta poi con l’articolo 10 della Costituzione, perché non è in linea con “i principi affermati in materia di immigrazione nel diritto internazionale”. Infine, viola gli articoli 3 e 27, perché non prevede “la mancanza di giustificato motivo come elemento costitutivo del reato o quanto mene come esimente codificata”.
C’è n’è abbastanza, secondo il giudice di Pesaro, per sospendere il giudizio contro Ibrahima e passare la palla alla Corte Costituzionale. Facendo così tremare l’architrave della linea dura voluta da governo e maggioranza contro gli immigrati clandestini."

Fonte: Stranieri in Italia

Wednesday, 18 June 2008

Fortezza Europa

Su 'Repubblica' di oggi il pezzo principale è dedicato all'ennesima legge ad personam del Premier (che, perlomeno nella mia percezione, non ha mai smesso di esser tale dal 2001) ed il terzo pezzo per importanza è dedicato alla strage di migranti avvenuta ieri nel Mediterraneo, in cui hanno perso la vita 150 persone.

L'ordinamento degli eventi mi è poco chiaro, per utilizzare un eufemismo. A mio avviso, la morte anche di una sola persona, morta a causa del sistema economico perverso in cui viviamo, ha la priorità assoluta su qualsiasi stronzata berlusconiana. Ma certo io non so quale sia il modo per vendere i giornali, per cui vediamoli con ordine.

Chiariamo innanzitutto che né l'una né l'altra notizia costituisce un evento. Sono fatti cui siamo stati tristemente abituati. Berlusconi è all'ennesima legge ad personam e, per quanto potrà “indignarsi” Veltroni, Berlusconi riuscirà prima o poi a farla passare, grazie alla sua maggioranza schiacciante. Voglio dire, se gli italiani lo hanno rivotato dopo 5 (o quello che sono) leggi ad personam, non capisco che differenza faccia la “sesta”. Sì, abbiamo capito, volete dirci che si tratta sempre del vecchio caimano? Personalmente quest'anno non ho pensato che fosse cambiato neanche per una frazione di secondo. Insomma, chi lo conosce, non aveva bisogno di questa goffa mossa per capirlo.

I migranti africani, d'altro lato, continuano a morire senza sosta nel Mediterraneo, muoiono nei Centri di Permanenza Temporanea, muoiono attraversando il deserto del Sahara, muoiono sul posto di lavoro. Paesi teoricamente civili quanto il nostro come la Spagna sparano all'avvistamento delle imbarcazioni dei migranti, manco fossimo nel Medioevo. I giornali, invece, parlano esclusivamente di sicurezza, di spaccio, di stupri; di morti nel Mediterraneo ne parlano quando ce n'è un numero sufficiente a fare notizia.

Non si parla mai dico mai di quanto susciti scandalo la disparità economica tra Nord e Sud del Mondo, e che questa sia la causa delle migrazioni regolari ed irregolari verso il Continente: si parla solo di come rinchiuderci meglio nella nostra Fortezza Europa.

Io questa la chiamo mancanza di PERCEZIONE DELLA REALTÀ oppure Italocentrismo, se vi piace di più.

Tuesday, 27 May 2008

Morire di clandestinità

Venerdì notte un giovane tunisino di 36 anni, Hassan Nejal, è morto nel CPT di Torino. Secondo la versione dei detenuti si tratterebbe di omissione di soccorso da parte delle autorità del Centro. "Intorno alle 22 di venerdì sera sul suo corpo sono comparse delle macchie rosse", racconta Al Huri ad Agnoletto. "Gli abbiamo messo un asciugamano sulla fronte e siamo corsi a chiedere aiuto", ma - continua - "ci hanno detto che il medico non era disponibile e che avrebbe visitato Hassan la mattina successiva", riferisce all'eurodeputato Hassen El Bentaui. Il ragazzo viene trovato morto la mattina successiva a causa di una polmonite fulminante.
La prima parte della ricostruzione è condivisa da detenuti e responsabili del Centro, secondo Agnoletto. "Alle 10,30 di venerdì Hassan si reca in infermeria per assumere la dose di metadone prescrittagli e alla dottoressa Vlashi che gli somministra il farmaco dichiara di sentirsi male. Lo stesso medico riferisce che il ragazzo aveva 39 di febbre e una tonsillite dovuta ad una forte infiammazione della gola. Per questo gli vengono prescritti gli antibiotici (Augmentin) e l'antipiretico, per poi essere rimandato nell'area rossa dove si trova con gli altri compagni. Alle 2, quando entra in servizio la dottoressa Ngassa, Hassan continua a sentirsi male e viene dunque riportato in infermeria. Il medico verifica un abbassamento della febbre, non gli somministra altri farmaci e lo rimanda in stanza. E' su quello che accade dalle 20 in poi, quando entra in servizio il dottor Tedesco che copre il turno notturno ma che non visiterà mai Hassan, che le versioni divergono, fra le autorità del Cpt e i detenuti nella struttura. Il colonnello della Croce rossa Baldacci, che non era presente quella notte ma che per noi ha ricostruito a nome delle autorità quanto avvenuto, e che insieme al dottor Tedesco ha certificato la morte del giovane tunisino, dichiara che la situazione nel Centro è stata tranquilla fino alla mattina, cioè fino a quando gli altri immigrati hanno cominciato ad urlare perchè Hassan era morto. I detenuti invece ci hanno raccontato che quella notte qualcosa è accaduto. Verso le 22 infatti dicono che Hassan sia peggiorato, con il corpo e in particolare il volto che hanno cominciato a ricoprirsi di macchie rosse. Un peggioramento, ci ha riferito Al Huari (il portavoce della area rossa), che spinge i compagni a posizionare un asciugamano sulla fronte di Hassan e a sdraiarlo. A quel punto un altro compagno, El Bentaui, esce dalla zona di detenzione e si attacca all'inferriata che delimita l'area, urlando. Riesca a parlare con un operatore della Croce rossa a cui chiede di mandare un medico. Risposta: il medico non c'è, non è disponibile. El Bentuai non desiste e comincia a ripetizione a schiacciare il citofono degli allarmi per richiamare la direzione del Cpt a cui il meccanismo è collegato, ma non ha risposta. Alle 11,30 attraverso un buco della grata arriva la distribuzione dei farmaci. Hassan viene portato lì da Rabi Said e prende la seconda dose di antibiotico, mentre i suoi compagni insistono sulla necessità che lo visiti un dottore. Passa mezzanotte e gli immigrati continuano a recarsi alla rete di delimitazione e intercettano un altro operatore della Croce rossa a cui rivolgono l'ennesima richiesta. Niente anche questa volta. Hassan durante la notte si addormenta. Ma tra le 6-7 del mattino i suoi compagni non sentendolo più russare si recano un'altra volta alla grata di delimitazione per cercare di parlare con qualcuno e tentare di chiamare un medico. Parlano con un operatore della manutenzione e gli rivolgono la richiesta, sempre la stessa. Ma niente anche questa volta. Alle 9,27 suo fratello dalla Tunisia chiama Alkair Naoui per parlare con lui. Alkair tenta di svegliarlo ma si accorge che Hassan è morto. E' a quel punto che il medico, il dottor Tedesco, arriva nella stanza e non può che certificarne la morte."
Verranno inviati gli ispettori del Ministero dell'Interno per fare luce su una morte che è tutt'altro che causale od inaspettata. Secondo ASGI, ad esempio, il fatto che la sanità nei CPT sia separata rispetto a quella ordinaria va ad inficiarne l'incisività. "La carenza di assistenza medica e legale nei CPT italiani è stata altresì rilevata dalla Commissione per le libertà civili e la giustizia dell’europarlamento nella sua relazione del dicembre 2007. Ciononostante, nei CPT si continua a morire." Siamo in presenza di un'"endemica carenza strutturale di adeguati standards sanitari. La tutela della salute che l’art. 32 della Costituzione riconosce come fondamentale diritto dell’individuo – non importa se italiano o clandestino- viene negata da un modello di sanità separata, questo sì foriero d’insicurezza."


Fonti: Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, (Comunicato Stampa),

Repubblica di Torino (1),

Repubblica di Torino (2)

Ansa
Testimonianza dell'europarlamentare Vittorio Agnoletto (Aprileonline)

Tuesday, 22 January 2008

Cade il governo, non cade il Governo?

Government crisis and immigration

In queste ore in cui sento forte che c'è, davvero sta volta, il rischio della caduta dell'attuale Governo di centro-sinistra (sinistra fa per dire), non so esattamente se lo sgomento che provo sia legato al futuro incerto, al potenziale baratro delle 'elezioni subito', all'attuale legge elettorale o alla rabbia per la lentezza elefantiaca che ha avuto questo governo nell'approvare una nuova legge sull'immigrazione.

Cosa che deve ancora fare e che, probabilmente, non riuscirà a fare.

Altri anni di delirante 'Bossi-Fini'. Io non ci voglio neanche pensare.

Ed intanto avvengono nell'anno dell'era volgare 5508, anche storie come quella di Mamadou, clandestino prigioniero su un mercantile nel porto di Genova... e, peraltro, sembra tutt'altro che una storia isolata..

Wednesday, 7 November 2007

Mauritania: tragedia di immigrati clandestini

Mauritania: migrants' tragedy

Almeno 42 clandestini (
Reuters), la maggior parte senegalesi, sono morti di stenti al largo delle coste della Mauritania, nel tentativo di raggiungere le Canarie, a causa dell'avaria del motore dell'imbarcazione su cui viaggiavano. L'immigrazione clandestina è uno dei fenomeni che provocano più morti in Africa occidentale (foto di repertorio, sulle traversate Mauritania - Canarie).

Sarebbero partiti in 140 da Ziguinchor, nel sud del Senegal. Il gruppo era formato da senegalesi, gambiani e maliani. Secondo i racconti dei sopravvissuti si sarebbe verificato un guasto ed il capitano del battello sarebbe morto annegato nel tentativo di riparare il guasto. I migranti sono rimasti alla deriva per ben 19 giorni.

L'imbarcazione è stata recuperata a La Guerra, un porto mauro, poco a Nord di Nouadhibou, quasi al confine con il Sahara Occidentale. Le autorità maure hanno recuperato i sopravvissuti ed i corpi delle vittime che erano ancora nell'imbarcazione. Un altro immigrato è morto dopo il salvataggio ed altri 4 sono morti all'ospedale di Nouadhibou.

Martedì 30 ottobre i sopravvissuti si trovavano ancora a Nouadhibou, in un centro d'accoglienza e sarebbero stati rimpatriati entro 48 ore. (Rfi).