"Il dubbio era stato già sollevato da insigni giuristi durante la discussione della nuova legge sulla sicurezza. Adesso però il reato di clandestinità finisce al vaglio della Consulta, unico organo che può decidere se una legge è contraria alla Costituzione e, in tal caso, annullarla.
A chiedere l’intervento della Corte Costituzionale è stato il 31 agosto un giudice di Pesaro, durante il processo a un giovane senegalese, Ibrahima D., fermato a Fano senza permesso di soggiorno. Secondo la nuova legge, Ibrahima andrebbe condannato per ingresso e soggiorno illegale, reato che però, secondo il giudice, contrasterebbe con una sfilza di principi e norme costituzionali.
Innanzitutto, si legge nell’ordinanza segnalata oggi dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), viene meno il principio di ragionevolezza. Il nuovo reato sarebbe infatti “privo di effetti concreti”, perché “praticamente nessuno” pagherà la multa da cinque a diecimila euro, mentre l’espulsione era “già prevista e possibile anche prima”.
Violati anche il principio di uguaglianza (art.3) e di personalità della responsabilità penale (art. 27), perché il reato “presuppone arbitrariamente riguardo a tutti l’esistenza di una condizione di pericolosità sociale che, per giustificare l’affermazione di una responsabilità penale”. Responsabilità che “deve invece essere accertata in concreto e con riferimento alle singole persone”.
Sarebbe inoltre a rischio il principio di solidarietà (articoli 2 e 3, 1° e 2° comma), perché il nuovo reato provoca un “radicale mutamento nello spirito e negli atteggiamenti dei cittadini, degli stranieri regolari e della società nel suo complesso , nei confronti di persone in condizione di povertà, obiettive difficoltà di vita, bisognose di solidarietà e accoglienza”. Il contrario insomma di quella “società aperta e solidale” “voluta dai costituenti”.
Il reato di clandestinità contrasta poi con l’articolo 10 della Costituzione, perché non è in linea con “i principi affermati in materia di immigrazione nel diritto internazionale”. Infine, viola gli articoli 3 e 27, perché non prevede “la mancanza di giustificato motivo come elemento costitutivo del reato o quanto mene come esimente codificata”.
C’è n’è abbastanza, secondo il giudice di Pesaro, per sospendere il giudizio contro Ibrahima e passare la palla alla Corte Costituzionale. Facendo così tremare l’architrave della linea dura voluta da governo e maggioranza contro gli immigrati clandestini."
Fonte: Stranieri in Italia
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Monday, 7 September 2009
Monday, 10 August 2009
Ancora sul ddl sicurezza: bimbi invisibili?
L'"informazione" fornita dal principale quotidiano locale veronese, è notorio, non può essere definita tale e nel caso del ddl sicurezza possiamo parlare di malinformazione.Mi rendo conto che la materia, nel caso specifico del ddl sicurezza, sia complessa anche per i giuristi che si occupano puntualmente di ciò, per cui non possiamo chiedere troppa precisione ai pubblicisti dell'Arena.
D'altro lato, il vero problema, di cui forse i sedicenti professionisti non si rendono conto, è che per migliaia di persone, un'articolo dell'Arena costituisce una verità incontestabile e quindi sarebbe buona norma (di buon senso, non dico giornalistica) che essi controllassero non una ma due, tre, quattro volte ogni concetto ivi espresso.
Vediamo in particolare uno degli strafalcioni sul ddl sicurezza che possono aver generato il panico, come spesso succede, nei migranti veronesi, che per loro sfortuna, si sono trovati a leggere gli articoli.
Cito da L'Arena 9 agosto, pag. 3:
"«BIMBI INVISIBILI». Con la nuova legge, per alcuni giursti c’è il rischio che i bimbi delle clandestine nati in Italia non vengano registrati, in quando limiterebbe il diritto ad un permesso di sei mesi alle puerpere, previsto dalla Bossi-Fini e perché per l’ufficiale all’anagrafe scatterebbe immediato l’obbligo di denuncia. In più, per avere una prestazione pubblica (come l’iscrizione all’anagrafe) servono il passaporto o il permesso di soggiorno, altrimenti i bambini non possono essere riconosciuti e diventerebbero così adottabili."
Vediamo invece cosa scrive il Ministero dell'Interno sulla stessa questione 2 giorni prima:
"Le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita - dello stato civile) non richiedono l’esibizione di documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell'interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto."
Quindi, in ogni caso, i bambini potranno essere registrati all'anagrafe. Se poi le persone, giustamente spaventate, non li registreranno, sarà anche merito di questo tipo di articoli.L'articolista fa confusione su molti punti:
1) Il rischio della non registrazione dei bambini deriva dal fatto che è stato introdotto, per gli atti di stato civile (matrimonio, nascita, morte) l'obbligo di presentare un titolo di soggiorno valido e non da un fantomatico limite posto al diritto di permesso di soggiorno alle puerpere.
2) In generale, la madre (e se sposati, il padre) ha diritto ad un permesso di soggiorno per donna in stato di gravidanza fino a quando il figlio compie 6 mesi: l'unico vincolo è che deve essere in possesso di passaporto. Se non ha il passaporto la Questura non può dare il permesso.
3) La circolare del Mininterno (alla pagina linkata sopra) specifica però che per la nascita e per il diritto di filiazione (riconoscimento del figlio), diversamente da altri atti di stato civile come il matrimonio, "non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell'interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto" (lasciatemelo dire: un pò di buon senso!)
4) sulla limitazione al diritto al permesso di soggiorno alle donne in stato di gravidanza, che viene rinnovato con la nascita del bimb* fino ai sei mesi di età dello stesso (e non solo alle puerpere, cioè le donne che hanno già partorito): non è stata fatta alcuna modifica all'art.19 comma 2 lettera d), che tutela la maternità e l'infanzia sulla base di principi costituzionali e di convenzioni sui diritti umani.
5) L'articolista parla solo di puerpere, quindi di donne, ma invece anche gli uomini hanno diritto a questo tipo di permesso: sulla base della sentenza della corte costituzionale 376 del 27 luglio 2000, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della presente lettera "nella parte in cui non estende il divieto di espulsione al marito convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio", anche il marito della donna in stato di gravidanza ha diritto ad un permesso di soggiorno alle stesse condizioni.
6) rimane certo un problema, per chi, non essendo in possesso di passaporto, o non essendo informat* del suo diritto al permesso, avrà un figli* da irregolare: ella/egli potrà dichiarare il figli*, ma, in quel momento l'ufficiale d'anagrafe avrà notizia di reato (reato di clandestinità) e dovrà denunciarla. Solo le prassi operative e le circolari del ministero ci diranno cosa sarà di questi bimbi.
Scusate la pesantezza di questo post!
D'altro lato, il vero problema, di cui forse i sedicenti professionisti non si rendono conto, è che per migliaia di persone, un'articolo dell'Arena costituisce una verità incontestabile e quindi sarebbe buona norma (di buon senso, non dico giornalistica) che essi controllassero non una ma due, tre, quattro volte ogni concetto ivi espresso.
Vediamo in particolare uno degli strafalcioni sul ddl sicurezza che possono aver generato il panico, come spesso succede, nei migranti veronesi, che per loro sfortuna, si sono trovati a leggere gli articoli.
Cito da L'Arena 9 agosto, pag. 3:
"«BIMBI INVISIBILI». Con la nuova legge, per alcuni giursti c’è il rischio che i bimbi delle clandestine nati in Italia non vengano registrati, in quando limiterebbe il diritto ad un permesso di sei mesi alle puerpere, previsto dalla Bossi-Fini e perché per l’ufficiale all’anagrafe scatterebbe immediato l’obbligo di denuncia. In più, per avere una prestazione pubblica (come l’iscrizione all’anagrafe) servono il passaporto o il permesso di soggiorno, altrimenti i bambini non possono essere riconosciuti e diventerebbero così adottabili."
Vediamo invece cosa scrive il Ministero dell'Interno sulla stessa questione 2 giorni prima:
"Le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita - dello stato civile) non richiedono l’esibizione di documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell'interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto."
Quindi, in ogni caso, i bambini potranno essere registrati all'anagrafe. Se poi le persone, giustamente spaventate, non li registreranno, sarà anche merito di questo tipo di articoli.L'articolista fa confusione su molti punti:
1) Il rischio della non registrazione dei bambini deriva dal fatto che è stato introdotto, per gli atti di stato civile (matrimonio, nascita, morte) l'obbligo di presentare un titolo di soggiorno valido e non da un fantomatico limite posto al diritto di permesso di soggiorno alle puerpere.
2) In generale, la madre (e se sposati, il padre) ha diritto ad un permesso di soggiorno per donna in stato di gravidanza fino a quando il figlio compie 6 mesi: l'unico vincolo è che deve essere in possesso di passaporto. Se non ha il passaporto la Questura non può dare il permesso.
3) La circolare del Mininterno (alla pagina linkata sopra) specifica però che per la nascita e per il diritto di filiazione (riconoscimento del figlio), diversamente da altri atti di stato civile come il matrimonio, "non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell'interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto" (lasciatemelo dire: un pò di buon senso!)
4) sulla limitazione al diritto al permesso di soggiorno alle donne in stato di gravidanza, che viene rinnovato con la nascita del bimb* fino ai sei mesi di età dello stesso (e non solo alle puerpere, cioè le donne che hanno già partorito): non è stata fatta alcuna modifica all'art.19 comma 2 lettera d), che tutela la maternità e l'infanzia sulla base di principi costituzionali e di convenzioni sui diritti umani.
5) L'articolista parla solo di puerpere, quindi di donne, ma invece anche gli uomini hanno diritto a questo tipo di permesso: sulla base della sentenza della corte costituzionale 376 del 27 luglio 2000, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della presente lettera "nella parte in cui non estende il divieto di espulsione al marito convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio", anche il marito della donna in stato di gravidanza ha diritto ad un permesso di soggiorno alle stesse condizioni.
6) rimane certo un problema, per chi, non essendo in possesso di passaporto, o non essendo informat* del suo diritto al permesso, avrà un figli* da irregolare: ella/egli potrà dichiarare il figli*, ma, in quel momento l'ufficiale d'anagrafe avrà notizia di reato (reato di clandestinità) e dovrà denunciarla. Solo le prassi operative e le circolari del ministero ci diranno cosa sarà di questi bimbi.
Scusate la pesantezza di questo post!
Monday, 27 July 2009
DDL Sicurezza
Sono colpita dallo scarsissimo dibattito ed indignazione che sta suscitando il disegno di legge sicurezza, passato anche al Senato il 2 luglio e poi promulgato da Napolitano, seppur con qualche perplessità.Si accetta una legge che è un pout pourri (si va dai graffittari, all' "accordo di integrazione", alla tassa sul permesso di soggiorno o alla tassa di cittadinanza) di un sacco di misure, che poco hanno a che vedere con (e men che meno garantiscono) la sicurezza di chicchessia.
La sicurezza è diventata il grimaldello che ha permesso al Governo di far approvare, dal maggio 2008, tre misure legislative inaccettabili ed inique di essere "approvate" dal Parlamento.
L'argomento che davvero mai si affronta è che quest'ultimo provvedimento, su cui il Governo ha posto l'ennesima fiducia, è che contribuirà ad aumentare l'insicurezza dei lavoratori migranti sprovvisti di documenti e permetterà ai datori di lavoro di tenerli nelle attuali condizioni di sfruttamento. La loro debolezza, già istituzionalmente sancita, è ora consolidata, perché chiunque potrà dire loro che sono dei criminali per il fatto di essere sprovvisti di documenti.Nel momento in cui una persona, per il solo fatto di essere in uno Stato e non di fare qualcosa, commette reato, quello è uno Stato a mio avviso barbaro ed incivile. A quello che ha detto Maroni, che la legge non ha effetto retroattivo e quindi su queste basi, chi è già in Italia non verrebbe colpito, ha ben risposto l'avv. Trucco dell'ASGI. La legge infatti definisce reato sia l'ingresso che il soggiorno in Italia (è scritto in modo decisamente esplicito) e quindi finisce per colpire anche chi è già in Italia.Si lede il diritto di riconoscere i propri figli e di sposarsi per le persone sprovviste di titolo di soggiorno ed in questo vi è una violazione della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, nonché della Dichiarazione dei Diritti Umani (che all'art. 16 sancisce il diritto al matrimonio).
Che poi si cerchi di mettere una pezza con la SANATORIA (chiamiamola col suo nome) per le badanti, è forse quasi peggio.Da un lato si escludono tutti coloro che fanno altri lavori, commettendo una vera e propria iniquità, dall'altro si chiedono ben 500 € per la regolarizzazione, il che finisce per escludere le persone che sono già in difficoltà economiche.Terzo, per dimostrare la sussistenza del rapporto di lavoro, ci si accontenta di una semplicissima dichiarazione del datore di lavoro e del lavoratore (c'è da dire che se la dichiarazione è mendace, è previsto il carcere).Quarto e non ultimo per importanza, si finisce per consolidare nei migranti l'idea che in Italia non vi siano regole ferree e che "tanto prima o poi arrivi una sanatoria".Prima rispediamo una nave in Libia, tra cui vi erano molto probabilmente richiedenti asilo, infrangendo platealmente la Convenzione di Ginevra, e poi apriamo la porta a chiunque abbia 500 € e il coraggio di fare una dichiarazione falsa...
Approfondimenti:
La sicurezza è diventata il grimaldello che ha permesso al Governo di far approvare, dal maggio 2008, tre misure legislative inaccettabili ed inique di essere "approvate" dal Parlamento.
L'argomento che davvero mai si affronta è che quest'ultimo provvedimento, su cui il Governo ha posto l'ennesima fiducia, è che contribuirà ad aumentare l'insicurezza dei lavoratori migranti sprovvisti di documenti e permetterà ai datori di lavoro di tenerli nelle attuali condizioni di sfruttamento. La loro debolezza, già istituzionalmente sancita, è ora consolidata, perché chiunque potrà dire loro che sono dei criminali per il fatto di essere sprovvisti di documenti.Nel momento in cui una persona, per il solo fatto di essere in uno Stato e non di fare qualcosa, commette reato, quello è uno Stato a mio avviso barbaro ed incivile. A quello che ha detto Maroni, che la legge non ha effetto retroattivo e quindi su queste basi, chi è già in Italia non verrebbe colpito, ha ben risposto l'avv. Trucco dell'ASGI. La legge infatti definisce reato sia l'ingresso che il soggiorno in Italia (è scritto in modo decisamente esplicito) e quindi finisce per colpire anche chi è già in Italia.Si lede il diritto di riconoscere i propri figli e di sposarsi per le persone sprovviste di titolo di soggiorno ed in questo vi è una violazione della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, nonché della Dichiarazione dei Diritti Umani (che all'art. 16 sancisce il diritto al matrimonio).
Che poi si cerchi di mettere una pezza con la SANATORIA (chiamiamola col suo nome) per le badanti, è forse quasi peggio.Da un lato si escludono tutti coloro che fanno altri lavori, commettendo una vera e propria iniquità, dall'altro si chiedono ben 500 € per la regolarizzazione, il che finisce per escludere le persone che sono già in difficoltà economiche.Terzo, per dimostrare la sussistenza del rapporto di lavoro, ci si accontenta di una semplicissima dichiarazione del datore di lavoro e del lavoratore (c'è da dire che se la dichiarazione è mendace, è previsto il carcere).Quarto e non ultimo per importanza, si finisce per consolidare nei migranti l'idea che in Italia non vi siano regole ferree e che "tanto prima o poi arrivi una sanatoria".Prima rispediamo una nave in Libia, tra cui vi erano molto probabilmente richiedenti asilo, infrangendo platealmente la Convenzione di Ginevra, e poi apriamo la porta a chiunque abbia 500 € e il coraggio di fare una dichiarazione falsa...
Approfondimenti:
- Stranieri in Italia: testo ddl sicurezza approvato e pubblicato il Gazzetta Ufficiale il 24 luglio 2009
- Caritas: tutte le modifiche legislative del Governo cadute sotto l'etichetta "sicurezza" a partire da maggio 2008.
- Le principali novità per l'immigrazione contenute nel DDL sicurezza di prossima attuazione sono chiarite da Nicola Grigion su Melting Pot.
- Fortunatamente qualcosa si muove.. ad esempio vedi Pacchetto insicurezza, noi disobbediamo!
- testo della regolarizzazione per colf e badanti
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