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Wednesday, 18 June 2008

Il rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, arrestato in Ciad

Inoltro da Italian blogs for darfur

Suleiman è il nome vero di un uomo. Non uno come tanti in Darfur, smarrito nell'abaco freddo della statistica, ma un uomo che è anche un amico. Come tanti, in Darfur, Suleiman cerca di portare un pò di luce nelle tenebre sanguinarie che circondano la sua gente. Ha lasciato la sua famiglia al confine con il Ciad, per giungere in Italia anni fa e denunciare quanto accadeva nella sua terra. Rifugiato, non ha smesso di lottare per sopravvivere anche in Italia. L'abbiamo conosciuto anche noi, quando muovevamo incerti i primi passi, e abbiamo trovato lui, nel suo sguardo che basta da solo a raccontare il silenzio dentro.

Da qualche mese è tornato in Ciad, per ricongiungersi alla sua famiglia, per fotografare quanto orrore ancora, dopo cinque anni almeno, si abbatte sui profughi del Darfur.
Abbiamo raggiunto telefonicamente un suo amico a Parigi, Adam. Che ci ha spiegato cosa accade ora a Suleiman, figlio indomito del Darfur.

"On June 13, 2008, the Government of Chad arrest Solyman in a displaced persons camp in eastern Chad at a distance of about 65 kilometers from the area of Tina .
Accused of having instigated the citizens to work against the government of Chad and he came from Italy to urge citizens to work in the opposition ranks Chad.
The fact is that the Sudanese governments is the main reason behind his detention and clarify that as follows:
In the camps of displaced there are security men affiliated to the Government of Chad, but the Sudanese government pay large sums of money for them to make scenarios so as to serves the Sudanese government and his goals
According to that, the security men whom I refer to them above they lying to the government of Chad and they say that ,Solomon come to the camps aimed to inciting citizens and every day he meets by them for that goal.
The Government of Chad was simple and naive ,they are believed that lies and was arrested him and now in the investigation".

Attendiamo con speranza e fiducia la conclusione di questo spiacevole momento.

Wednesday, 5 March 2008

Scontri tra militari sudanesi ed EUFOR

Due vittime e un soldato francese disperso per lo scontro tra militari sudanesi e i caschi blu dell’Eufor al confine tra Ciad e Darfur. Alta la tensione tra Khartoum e Parigi. L’Ua promette di fare chiarezza.

Da pochi giorni è attiva la forza dell'EUFOR sul confine tra Sudan e Ciad, la missione europea a guida francese incaricata di proteggere la popolazione del Darfur in fuga dagli scontri tra ribelli ed esercito sudanese.

Ieri ci sono stati scontri a fuoco tra truppe europee e sudanesi, almeno due i morti, un civile e un soldato sudanese. A motivare la sparatoria un’incursione europea in territorio sudanese: i caschi blu hanno attraversato il confine, così affermano i portavoce militari, per recuperare un mezzo di trasporto finito accidentalmente oltre la linea di frontiera. Il veicolo, una jeep su cui viaggiavano 2 militari francesi, avrebbe quindi avuto un incidente mentre si trovava ancora tre chilometri dentro il territorio del Sudan, ma mentre aspettava l'arrivo dei soccorsi, sono stati assaltato dall'esercito sudanese, che ha ferito uno dei due militari.

Diversa la versione di Khartoum, che accusa l'EUFOR di essere entrata nel suo territorio per cinque chilometri e di aver aperto il fuoco contro un posto di blocco dell'esercito. La jeep coi due caschi blu francesi sarebbe fuggita alla risposta al fuoco dei sudanesi. Dopo trenta minuti altri tre mezzi e un elicottero delle forza europea sarebbero tornati sul posto, ingaggiando uno scontro a fuoco con i militari del posto di blocco.

Il soldato francese ferito è tuttora dato per disperso. Il ministro della Difesa francese, Herve Morin, ha chiesto ufficialmente l'intervento del governo sudanese per rintracciarlo. Khartoum , da parte sua, nega ogni ritrovamento di soldati stranieri. L'Unione africana, nel tentativo di stemperare la tensione tra Parigi e Khartoum, ha annunciato che svolgerà delle indagini "per chiarire al piu' presto la dinamica dei fatti".

La missione Eufor, dispiegata in Ciad e nella Repubblica Centrafricana e composta da 3.700 uomini, di cui circa 2.100 francesi, ha iniziato le operazioni da pochi giorni, dopo lunghi rinvii, anche a causa della contrarietà sudanese al progetto. Per quanto le cause dell'incidente di martedì siano tutte da verificare, questo primo scontro conferma che, nonostante il formale appoggio sudanese alla missione, le truppe europee difficilmente potranno collaborare con l'esercito di Khartoum.

Fonte: nigrizia

Friday, 2 November 2007

Arca di Zoè e 103 bambini che non sanno se salperanno

The Arche de Zoé affair

S'è fatto e si fa un gran parlare di questa brutta storia, soprattutto sulla stampa francese (ma anche in Italia: vedi
il Corriere ed il Manifesto). Le opinioni sono discordanti. C'è chi sostiene, in linea con il Governo ciadiano guidato da Idriss Deby, che l'ONG avrebbe intenzionalmente deportato i bambini a fini di lucro, financo con l'obiettivo di venderne gli organi o di metterli nelle mani di reti pedofile.
E c'è chi sostiene che tutta l'operazione fosse una pulita e semplice azione umanitaria (vedasi questo articolo dell'agosto scorso, in cui una giornalista aveva riportato notizie su questo progetto), magari un poco disorganizzata (questa è una mia idea!), ma che puntava a portare a delle famiglie francesi un centinaio di orfani del Darfur.

A me queste persone (foto Rfi) non sembrano dei deportatori di bambini, ma tant'è, essi oggi rischiano condanne fino a 20 anni di lavori forzati secondo le leggi del Ciad.
C'è chi sostiene che Deby stia usando queste persone per mettere in una posizione scomoda la Francia, al fine di mettere i bastoni tra le ruote allo spiegamento dell'operazione Eufor in Darfur, caldamente sostenuta dal Governo Sarkozy e dal Ministro degli Esteri Bernard Kouchner.
Io, sinceramente, ci vedo quella cooperazione malsana, animata dagli ideali "poarini i me' butini" (per i non veronesi, "poveri i miei bambini", quella cooperazione paternalistica per intenderci), senza pensare al come ed al perché. E senza neanche pensare al "forse conviene sentire che ne pensa il padrone di casa prima d'andare e fare gli eroi del caso in uno Stato che non è il nostro".

Sono andata giù pesante, ma io penso a quei bambini che, senza alcuna colpa, vivono un genocidio, hanno perso i genitori, sono poi stati trasferiti da un orfanotrofio e che ora sono in attesa di sapere che sarà di loro. Senza ben capire che succede tra i grandi, perché litigano tra loro etc. etc.

È per questo che non metto le loro foto, perché hanno diritto almeno al riserbo su questa storia in cui, in un caso o nell'altro, sono comunque stati brutalmente strumentalizzati dagli adulti.

Friday, 19 October 2007

Violenze etniche in Ciad

Gli ultimi scontri etnici hanno causato almeno venti morti nel Ciad orientale. Il conflitto è tra l'etnia zaghawa e l'etnia tama e secondo fonti governative è nato in seguito all'abbandono delle postazioni da parte dell'etnia tama. Un gruppo armato tama avrebbe abbandonato la città di Guereda, nell'est Ciad, per dirigersi verso il confine col Darfur, regione del Sudan, accusando le forze armate degli zaghawa di aver tentato di disarmarli (Peace reporter). Nella foto, truppe governative su una strada al confine con il Sudan.
L'etnia zaghawa è maggioritaria nel Paese e rappresentata dal Presidente mentre l'etnia tama è capeggiata dal Ministro della Difesa Mahamat Nour. Il Governo sudanese sembra aver offerto appoggio economico e militare all'etnia tama. È stato dichiarato lo stato d'emergenza nelle regioni di Ouaddai e Wadi Fira (ad est) e le regioni di Borkou, Ennedi e Tibesti (BET, a nord). L'Unione Europea intende approvare il dispiegamento di una forza di peacekeeping formata da 3000 soldati in una regione che va dal Ciad orientale al Nord-est della Repubblica Centrafricana (Tazon).
Riferimenti: una cronistoria delle relazioni Ciad-Sudan.

Monday, 2 July 2007

Ucciso in Francia il figlio del presidente ciadiano

Brahim, il figlio del presidente del Ciad, Idriss Deby, e' stato ucciso questa mattina in un parcheggio multipiano a Courbevoie, sobborgo a nord ovest di Parigi.

Lo riportano fonti della polizia, secondo cui Brahim, 27 anni, e' morto dopo essere stato colpito alla testa con un estintore. Alla vittima gli aggressori hanno anche spruzzato in faccia il contenuto chimico dell'estintore. La notizia e' stata confermata dall'ufficio del presidente del Ciad, che si trova impegnato in queste ore nel summit dell'Unione Africana. Stando a quanto riporta la polizia francese, Deby era coinvolto in affari poco puliti come spaccio di droga, contrabbando di armi e prostituzione. Nel 2006 venne condannato a 6 mesi per possesso illegale di arma di fuoco e droga.

Fonte: www.vita.it

Saturday, 24 February 2007

CIAD: BAN KI-MOON PROPONE UN CONTINGENTE DI PEACE-KEEPING DI 11000 UNITA'

















Il Ciad orientale sta fronteggiando fermenti causati dagli scontri tra il Governo e le forze ribelli sudanesi: le milizie sudanesi fanno continui raid e violenze etniche sul territorio ciadiano.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon propone l'invio di una forza di peace-keeping di 11000 uomini per la protezione dei civili e per disincentivare gli attacchi oltre la frontiera.

'C'è un clima di insicurezza, vulnerabilità e di vittimizzazione', in Ciad i rifugiati sudanesi sono 232000 ed i profughi ciadiani scappati dalle regioni orientali a causa degli attacchi sono 120000, racconta Ban Ki-Moon, sulla base al Rapporto consegnato al Consiglio di Sicurezza.

Allo stesso tempo è necessario riservare un piccolo contingente anche per la Repubblica Centrafricana che nella zona nord orientale subisce le incursioni dei ribelli, anche se la situazione non è allarmante quanto in Ciad.

Fonte: allAfrica.com

Tuesday, 20 February 2007

LA CRISI DEL DARFUR SCONFINA IN CIAD

Le Nazioni Unite denunciano ripetuti attacchi delle milizie janjaweed in villaggi di popolazioni “non arabe” in Ciad. Gli ultimi attacchi avrebbero causato la fuga di più 100.000 persone e 70 villaggi completamente rasi al suolo e dati alle fiamme.
In Ciad vivono con enormi carenze di viveri e acqua potabile almeno 300.000 rifugiati sudanesi. Numerosi anche gli attacchi e le minacce alle organizzazioni umanitarie che operano lungo i confini tra Sudan e Ciad.
La situazione è sempre più critica: nel 2006 gli attacchi agli accampamenti degli sfollati sono triplicati, mentre quelli condotti contro gli operatori umanitari sono duplicati.
by savetherabbit.net
Fonte: Reuters