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Monday, 14 July 2008

Sospesa nel periodo elettorale Radio Despertar, la radio d'opposizione angolana

Government Suspends Independent Radio Station's Broadcasts in Angola



Il governo ha sospeso le emissioni di Radio Despertar per 6 mesi, sulla base del fatto che l'emittente avrebbe occupato le frequenze governative.
Per questo motivo, essa non potrà trasmettere per tutta la durata della campagna elettorale. Le elezioni, le prime dalla fine della guerra nel 2002, sono infatti previste a settembre.
Articoli: Nigrizia, AllAfrica, reporter sans frontières, e la descrizione del progetto di Radio Despertar.

Thursday, 1 May 2008

Zimbabwe: nuovi risultati elettorali

I nuovi risultati dopo il riconteggio dei voti danno Morgan Tsvangirai al 47% dei voti al primo turno. Questo rovescia i primi risultati che assicuravano la maggioranza assoluta al leader dell'opposizione. Secondo i dati del riconteggio si dovrà dunque molto probabilmente andare al ballottaggio; nel frattempo Tsvangirai afferma, contrariamente a quanto aveva detto nelle ultime settimane, di non voler accettare un secondo turno e di volersi attenere ai dati del primo turno. Questo metterebbe decisamente a rischio la situazione del Paese, nel quale si sono già avuti alcuni scontri. Secondo RFI 20 membri dell'MDC, il partito di Tsvangirai, sarebbero stati uccisi negli ultimi giorni. Sembra inoltre che i campi di tortura scoperti da Human Rights Watch siano in carico all'esercito.

Il presidente della Commissione elettorale George Chiweshe si rifiuta di confermare ufficialmente i risultati, in attesa di una riunione oggi pomeriggio durante la quale si ricontrolleranno le cifre con i candidati.. [ndGlò: hai voglia la trasparenza!]

Crolla l'ipotesi del Governo di transizione, rifiutata ufficialmente da Robert Mugabe e sostenuta dall'ambasciatore dello Zimbabwe alle Nazioni Unite. Morgan Tsvangirai non vuole Mugabe al Governo, anche se accetterebbe membri del suo partito, lo Zanu-PF, che abbiano chiuso definitivamente con Mugabe.

La situazione nel Paese anche per gli stranieri non è facile: si pensi ai giornalisti incarcerati, come Barry Bearak dichiarato 'colpevole di giornalismo' [aveva un visto turistico mentre in effetti stava monitorando le elezioni], Stephen Bevan [accusato anch'egli di fare giornalismo senza accredito], Jonathan Clayton ed un cameraman freelance.

La comunità internazionale non sta muovendo un dito per risolvere la crisi nel Paese, tra gli appelli alla mediazione delle Nazioni Unite, la Gran Bretagna che si schiera con Tsvangirai, Thabo Mbeki che temporeggia e strizza un occhio a Mugabe e la nave cariche d'armi in arrivo dalla Cina [che però sembra stia ritornando indietro].

Fonti: RadioFranceInternationale,ma anche Times e Repubblica.it

Thursday, 15 November 2007

In Somalia il Governo chiude gli organi di informazione

Somalia: Government shuts down Media Groups

Il Governo, negli ultimi due giorni, ha ordinato la chiusura delle emittenti somale Radio Shabelle, Simba e Banadir, che si aggiungono agli altri organi di informazione costretti a interrompere l'attività giornalistica. È un ulteriore segnale della crisi che si aggrava di giorno in giorno nel Paese africano.

“I giornalisti somali sono in continuo pericolo. Sia che scrivano contro il governo che contro gli insorti vengono minacciati di ripercussioni. La chiusura di quasi tutte le voci indipendenti del panorama editoriale conferma che la libertà di stampa è a rischio” ha detto Said Tahlil, direttore di Radio Horn Afrik all'agenzia Misna. “Ci aspettiamo che arrivino da noi da un momento all'altro anche perché non è chiaro con quali accuse abbiano stabilito la chiusura degli altri organi d'informazione”.

Con l'uccisione di otto giornalisti, incluso Bashir Nur Gedi, ex direttore di Radio Shabelle, e la chiusura progressiva dei mezzi d'informazione, la Somalia - secondo le stime delle organizzazioni internazionali - è diventato il secondo paese più pericoloso al mondo per i giornalisti, dopo l'Iraq. Oggi, il sindaco della capitale, Mohammed ‘Dheere' ha detto che “le emittenti sono state chiuse perché non avevano i permessi necessari”, accusandole inoltre “di aver attentato alla sicurezza nazionale con i loro servizi spesso gonfiati e inattendibili”.

Forte preoccupazione è stata espressa dalla Rete somala dei difensori dei diritti umani (Sohriden), che ha invitato il governo a proteggere la libertà di stampa. Oltre alle pressioni politiche e alle ripetute chiusure, recentemente si sono moltiplicate le minacce di morte contro alcuni giornalisti, molti dei quali hanno cercato di fuggire all'estero. “Così non possiamo andare avanti, e a pagarne il prezzo più alto è, ancora una volta, la popolazione – ha concluso Tahlil – che vede spegnersi una dopo l'altra le voci indipendenti nel paese”. Quattro emittenti radiofoniche, Horn Afrik, Holy Quran, Somali Weyn, e Voice of Democracy, hanno ancora il permesso di lavorare a Mogadiscio, ma fonti locali sostengono che i giornalisti abbiano cominciato ad autocensurare i servizi, omettendo le notizie degli scontri e delle vittime provocate dalla recrudescenza del conflitto tra insorti e soldati somali ed etiopici (vita.it).

Medaglia d'oro al valor civile per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Legion of Merit for Ilaria Alpi and Miran Hrovatin

Lo ha comunicato oggi il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, nel corso di un incontro tenutosi al Quirinale.

La giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin furono uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 durante un agguato.

Monday, 9 July 2007

www.rsf.org


Un'altra loro campagna che vale la pena ricordare, anche perché nata in Africa, in seguito all'uccisione di due reporters, è la seguente.


I giornalisti sono Deyda Hydara, assassinato nel 2004 in Gambia e Norbert Zongo, ucciso nel 1998 in Burkina Faso.

Monday, 30 April 2007

Costa d'Avorio: manca la libertà di stampa sotto il presidente Gbabo

Charles Blé Goudé si autoproclama «général de la rue», «generale della strada» e con i gruppi dei "Giovani Patrioti" esegue assalti e violenze per il partito presidenziale, il Fronte Popolare Ivoriano (FPI), in particolare contro organi di stampa. Il pretesto sbandierato per le loro scorrerie è quello dell'insoddisfazione popolare.
La sua storia è assurda ed emblematica: nato nel 1972, nel 2002 ha conseguito un master in gestione e prevenzione dei conflitti in Inghilterra. Ritornato nel proprio Paese, il 26 settembre 2002 fonda l'"Alleanza dei Giovani Patrioti per il Balzo Nazionale", che si definisce da subito come un movimento combattente. Il 25 marzo 2004 lo ritroviamo a dare man forte alle forze dell'ordine durante la repressione delle forze d'opposizione che manifestano sostegno al processo di Marcoussis: si conteranno 120 morti e 20 dispersi scomparsi nelle file degli oppositori.
Nel maggio 2004 dichiara di non voler più vedere i giornali d'opposizione nelle edicole e che se ne assumerà le conseguenze. Di qui parte l'azione contro i giornali d'opposizione e l'assalto alla televisione RTI. Egli richiama alla violenza contro i ribelli ed i "colonialisti", specialmente i francesi ed i militari francesi.
All'inizio del 2006 i "Giovani Patrioti" aggrediscono ancora una volta dei giornalisti ed occupano la televisione pubblica per trasformarla in un organo di propaganda. Erigono barricate sulle strade di Abidjan contro le truppe delle Nazioni Unite.
Tutto ciò mentre il loro leader sostiene di ispirarsi ai principi della non-violenza e dichiara che i propri modelli sono Gandhi, Mandela e Martin Luther King.

I "Giovani Patrioti" non sono mai stato sanzionati nel loro Paese, ma vennero ufficialmente condannati dall'ONU. Essi considerano la stampa antagonista come un bersaglio e questo trattamento viene riservato anche ai mezzi di comunicazione stranieri che, dal loro punto di vista, devono esser fatti tacere a tutti i costi.

Fonte: http://www.rsf.org/article.php3?id_article=13584

Saturday, 7 April 2007

Zimbabwe: assassinato cameraman

Secondo i report del giornale britannico "The Indipendent", un cameraman freelance dello Zimbabwe, Edward Chikombo, è stato prelevato dalla sua casa fuori Harare, la capitale. Il suo corpo è stato trovato vicino al villaggio di Darwendale, a 80 chilometri dalla città. Il giornale inglese sostiene che l'uccisione di Chikombo possa essere legata alla fuoriuscita dai confini statali delle immagini televisive del grave ferimento del leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, che venne percosso dalla polizia l'11 marzo 2007.

Il pestaggio del leader, avvenuto mentre lasciava il palazzo di giustizia della capitale, che ha comportato una sospetta frattura del cranio e un periodo di permanenza in ospedale, ha provocato critiche dagli osservatori contro il governo del paese. Le immagini sono state pubblicate illegalmente, senza passare prima per il controllo della censura.

Il governo ha rifiutato di prendere posizione e non ha né confermato né negato il proprio coinvolgimento , ma il Presidente Robert Mugabe ha parlato del diritto della polizia di "colpire violentemente" l'opposizione.

Fonte: Allafrica.com

Monday, 18 December 2006

vignetta per il Darfur


comunicato per il darfur

ITALIAN BLOGS FOR DARFUR
MOVIMENTO PER LA PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI IN DARFUR
www.savetherabbit.net/darfur
COMUNICATO DEL 17/12/2006

In occasione del recente aumento del canone RAI, fissato per l’anno 2007, ci sentiamo
in obbligo di domandare una migliore qualità dell’ informazione e maggiore attenzione
a temi quali lo stato dei diritti umani nel mondo e, in particolare, nel Darfur,
il cui
conflitto dura inosservato da tre anni e spegne ogni giorno la vita di centinaia di civili.

Chiediamo di svegliare le coscienze dal torpore dell’indifferenza, di volgere lo sguardo
verso gli uomini e le donne che ogni giorno lottano per la sopravvivenza, ascoltare il
grido che dal basso tenta di raggiungere i vertici dell’informazione televisiva per
costringerli con il nostro potere contrattuale, che ci deriva dall’essere i “consumatori”
dell’informazione, a promuovere servizi e approfondimenti sulle grandi crisi umanitarie
come quelle del Darfur. Alimentando una maggiore coscienza del genocidio in atto nel
Darfur, si può infatti sperare che il Governo Italiano si impegni maggiormente a livello
internazionale per fermare le ingiustizie e le atrocità che si stanno compiendo nella
regione.
Non c’è niente- di lecito – che possa fermare uomini e donne assetati di conoscenza,
ma molti – troppi- sono gli interessi in gioco e in tanti premono affinché il
consumatore non sia posto nelle condizioni di fare domande. Chi sa e vuole sapere
ancora di più è, infatti, il meno controllabile e il meno gestibile dei cittadini.
Abbiamo una grande arma pronta a sparare: il telecomando.
Allora svegliamoci dal sonno della coscienza, rendiamo liberi i produttori
dell’informazione dalla schiavitù del mercato e dalla banalità dello share,
comprensibile ma non giustificabile dinanzi a temi d’universale portata per i privati ma
inconcepibile per una televisione che si dichiara pubblica e al servizio dei cittadini.
Per informazioni: itablogsfordarfur@savetherabbit.net
Visita il blog: http://itablogs4darfur.blogspot.com

Wednesday, 6 September 2006

informazione televisiva italiana in Darfur


Trovo importante l'iniziativa dell'Italian blogs for Darfur...
La situazione in Darfur, nel Sud-Ovest del Sudan, è una delle 4 più importanti che oggi affliggono l'Africa (insieme ad Uganda, Costa d'Avorio e RD Congo) e a cui l'informazione italiana non dedica uno spazio idoneo.
Un conflitto che nasce nel 1983, tra il governo del Nord, con capitale a Khartoum, arabo e a maggioranza musulmana e il Sud, a maggioranza nera, di religione cristiana ed animista. Dal 2003 riprendono le violenze nella regione del Darfur, con la contrapposizione della maggioranza nera alla minoranza araba. Khartoum sostiene quest'ultima, maggioritaria nel paese, ed è accusato di appoggiare le feroci scorribande della tribù nomade-guerriera dei Janjaweed, anch'essa di origine araba.
Il 5 maggio scorso ad Abuja (Nigeria) è stato firmato un accordo tra governo e il Movimento di Liberazione del Sudan, uno dei 3 gruppi di ribelli. Ciò ha creato un inasprimento del conflitto, anche a causa dell'insoddisfazione degli altri due gruppi ribelli.

I Janjaweed hanno effettuato continue incursioni contro la popolazione civile ed hanno anche ucciso 12 operatori dell'ONU.
In tutto questo tempo, i telegiornali italiani costruiscono i loro notiziari come se tutto ciò quasi non esistesse. Nel 2005 è stata dedicata poco più di un'ora al Darfur...


Firmate su http://www.itablogs4darfur.blogspot.com/