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Friday, 2 May 2008

Missione ONU ha armato i ribelli in Repubblica Democratica del Congo

I caschi blu in RDC hanno armato i ribelli in cambio di oro e avorio: lo afferma la Bbc in un’inchiesta, con testimonianze e prove che arrivano anche da fonti dell’Onu. 18 mesi fa le Nazioni Unite avevano insabbiato l’indagine per motivi politici. Sotto accusa truppe pachistane e indiane.

Truppe pachistane e indiane della Monuc, la missione onu di stanza in RDC, hanno fornito armi ai ribelli delle FNI e hanno contrabbandato oro e avorio. E' una denuncia pesante quella lanciata dalla Bbc, al termine di un’inchiesta durata 18 mesi, e corredata di testimonianze e informazioni ottenute anche direttamente da fonti delle Nazioni Unite.

I peacekeepers pachistani dispiegati nella città orientale di Mongdwalu, in Ituri, sono stati coinvolti nel contrabbando di oro con i miliziani del Fronte dell'integrazione nazionale (Fni), e hanno garantito loro le armi per difendere le miniere. Nella regione attorno a Goma, capitale della provincia del Nord-Kivu i caschi blu indiani hanno invece commerciato oro e droga con i miliziani hutu delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr), accusati di complicità nel genocidio.

La conferma di queste notizie arriva dalla popolazione locale e dagli stessi miliziani. [..]
Il palazzo di vetro aveva già avviato, l’anno scorso, un’indagine su questi fatti, ma l’inchiesta fu sospesa poco dopo l'apertura: [..] fonti delle Nazioni Unite hanno rivelato ai giornalisti della Bbc che l’indagine venne chiusa per pressioni politiche: il Pakistan è il paese che maggiormente contribuisce alle truppe di caschi blu.

Articolo completo: nigrizia.it

Thursday, 18 October 2007

Kabila promette di disarmare Nkunda e i suoi uomini


Il Presidente della Repubblica Democratica del Congo Joseph Kabila ha promesso mercoledì il 'disarmo forzato' del dissidente Laurent Nkunda (nella foto) e dei suoi circa 5.000 uomini nel Nord Kivu, una provincia orientale che fronteggia la guerriglia, come ho accennato nei mesi scorsi (in settembre sui profughi e in febbraio, in relazione al reclutamento di bambini soldato). Kabila lo ha detto durante una conferenza a Goma, la capitale della Provincia del Kivu del Nord.

La situazione era calma mercoledì in Nord Kivu, ove le Forze armate Congolesi (FARDC) continuano a rinforzarsi e potranno lanciare un'ampia offensiva da novembre, secondo fonti militari congolesi. Kabila assicura che il problema dell'insicurezza verrà risolto prima della fine dell'anno e che la popolazione deve aver fiducia nel Governo.

"Nkunda è un criminale (...). Nel settembre 2005 è stato emanato un mandato d'arresto nei suoi confronti. Egli non può pretendere d'occupare un territorio o di difendere la propria comunità."

"Egli rischia di farci ritornare in guerra" afferma ancora Kabila, sostenendo che più di mille soldati si erano arresi nelle ultime settimane.

Tutsi congolese, Laurent Nkunda si è sempre posto a difesa della propria minoranza contro i ribelli hutu ruandesi delle Forze Democratiche di liberazione del Ruanda (FDLR) - di cui alcuni hanno partecipato al genocidio del 1994 diretto principalmente contro i tutsi (su quest'ultima affermazione, che condivido in toto, alcuni comboniani non sono d'accordo: per dei riferimenti su ciò vedasi quest'altro post). Sono circa 6.000 i ribelli hutu ruandesi (vedi foto) nella regione.

Interrogato sulla minaccia rappresentata dalle FDLR per la minoranza tutsi congolese, Kabila si è dichiarato garante della protezione di tale comunità, come di tutte le altre comunità congolesi. Ha aggiunto che un piano di governo congolese per una soluzione definitiva al problema della FDLR è attualmente nelle mani del Ruanda e delle Nazioni Unite.

Teatro di conflitti che hanno precipitato il Paese in guerra per ben due volte (1996-1997 e 1998-2003), il Nord Kivu è da agosto zona di conflitto tra i soldati insorti e collegati a Nkunda e l'esercito, che ha ormai messo in campo più di 20.000 uomini.

Il comandante della Missione ONU in RD Congo (Monuc), il generale Babacar Gaye, mercoledì ha rinnovato il sostegno alla FARDC, con l'invio di non meno di 12 tonnellate di munizioni. Sempre mercoledì il comandante della FARDC in Nord Kivu, il generale Vainqueur Mayala ha affermato che si sono manifestati dissensi tra le truppe insorte, all'indomani di una sparatoria nei pressi di Runyoni, una località vicina alla frontiera ruandese, una zona sotto esclusivo controllo degli insorti. La FARDC non è implicata in questa sparatoria quindi si tratterebbe di uno scambio di fuoco interno agli insorti di Nkunda. Si possono rintracciare due gruppi tra i seguaci di Nkunda: coloro che vogliono smobilitare ed integrare l'armata e coloro che vi si oppongono e che non vogliono arrendersi. Raggiunti dall'AFP, dei militari vicini a Nkunda hanno negato l'accaduto. Réne Abandi, portavoce del movimento di Nkunda, sostiene appunto che non vi sia stata alcuna sparatoria.

La sparatoria è stata confermata all'AFP da fonti di sicurezza congolesi ed occidentali. Numerose fonti locali hanno affermato che i soldati che volevano arrendersi sono stati minacciati e che chi verrà sorpreso ad esprimere pubblicamente il dissenso rischia d'essere ucciso. (Jeune Afrique)

Thursday, 13 September 2007

Profughi del Kivu, in RD Congo

Goma, 09 settembre
Sono cinquantamila le persone in fuga a causa dell'ennesima guerra del Kivu, nell'Est della Repubblica Democratica del Congo. L'intera zona, ufficialmente pacificata nel 2003 dopo quasi 10 anni di conflitto, non ha mai cessato di essere teatro di un'estenuante guerriglia tra forze regolari e ribelli. Dopo quasi sei mesi di relativa calma durante i quali gli scontri erano localizzati e sporadici, il 27 agosto è ripreso il conflitto tra ribelli ed esercito regolare.

I soldati della Fardc (esercito nazionale) e quelli agli ordini del generale Laurent Nkunda, erano stati i protagonisti dell'ennesimo tentativo di unificazione dell'armata. Attraverso un processo chiamato ‘mixage', le differenti anime della guerriglia congolese si erano raggruppate sotto un'unica bandiera. Tale tentativo è però fallito a fine agosto, quando i miliziani di Nkunda hanno abbandonato le nuove brigate ‘miste'.
Lo scorso lunedì 3 settembre, che per inciso avrebbe anche dovuto essere il primo giorno di scuola per gli oltre 500.000 studenti della Provincia, la situazione è precipitata, dopo sette giorni segnati da azioni di disturbo nei territori di Rutshuru e Masisi e da forti scontri in alcuni villaggi ad Ovest di Goma.

Tutto intorno alla città si sono aperti diversi fronti di combattimento che hanno obbligato più di 50.000 persone a fuggire verso zone considerate sicure. Alcuni hanno guadagnato la periferia di Goma, altri, tagliati fuori dalle linee di fronte, sono stati costretti a ripiegare in foresta. Le stime più prudenti prevedono l'aumento del numero di fuggitivi sino a 320.000 persone che, nelle prossime settimane, cercheranno di scappare dalle zone di guerra.
Venerdì 7 settembre i Caschi Blu delle Nazioni Unite sono riusciti ad ottenere una tregua momentanea arrestando l'avanzata dei ribelli su Goma. Gli uomini di Nkunda, infatti, come regolarmente accade, stavano avendo la meglio sull'esercito regolare, male armato, peggio addestrato e perennemente affamato. Questo non significa però che le Nazioni Unite considerino terminata la partita, tanto che quasi tutte le truppe del Palazzo di Vetro sono rientrate in città per organizzare una perimetro di protezione. Inoltre, le agenzie Onu (Unicef, Pam, Fao) hanno diramato comunicati in cui consigliano di evitare spostamenti fuori città e di ridurre quelli interni dopo il tramonto.

Accanto al bollettino di guerra, esistono numeri e dati drammatici che riguardano la situazione d'emergenza in cui si trovano decine di migliaia di persone. L'esplosione della guerra ha coinciso con i primi giorni della stagione delle piogge: coloro i quali sono scappati nella foresta si troveranno a fare i conti con situazioni climatiche proibitive. La seconda è che se non potranno tornare a breve nei loro villaggi, non potranno coltivare i loro campi perché perderanno il periodo di semina.

Appena fuori Goma, le agenzie Onu e le Ong stanno organizzando un campo per dare riparo ad una parte delle persone in fuga. E' una pessima notizia: negli ultimi quattro anni, gli episodi di guerriglia non sono mancati, ma non erano più stati attrezzati campi d'accoglienza predisposti per il medio periodo (latrine, punti per la distribuzione dell'acqua, posti letto e scuole allestite in legno e plastica). E' il segno che, probabilmente, il rientro delle famiglie alle loro case non sarà immediato.
Ad aggiungere preoccupazione a un quadro già di per sé sconfortante, pesano notizie che arrivano dai piccoli centri ospedalieri sparsi sulle colline. In tre di questi sono stati segnalati episodi di violenza etnica che non si verificavano da tempo. Al dispensario medico di Masisi, per esempio, sono state ricoverate due donne alle quali sono state amputate entrambe le mani a colpi di machete.

Fonte: Edoardo Tagliani, rappresentante Avsi nella Repubblica Democratica del Congo

Thursday, 2 August 2007

Deraglia treno nella Repubblica Democratica del Congo

ANSA- Kinshasa - Almeno cento persone sono morte e decine rimaste ferite nel deragliamento di un treno merci carico di clandestini, nel Congo centrale. Lo ha annunciato il portavoce del governo a Kinshasa, Send. L'incidente e' avvenuto vicino al fiume Luembe, 170 km a nord di Kananga, capoluogo del Kasai. Shilombo ha precisato che "data la gravita', verra' inviata una delegazione governativa per valutare la situazione e assistere le vittime".

Friday, 13 July 2007

RD Congo: violenze nel Sud Kivu


La Croce Rossa Internazionale ha espresso preoccupazione per le violenze perpetrate nei confronti di civili, donne e bambini in particolare, nel Sud del Kivu, una zona nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Spostamenti forzati, esecuzioni, stupri e saccheggi sono purtroppo all'ordine del giorno.



Fonte immagine: www.africamission-mafr.org


L'organizzazione il 2 luglio ha lanciato un'operazione al fine di aiutare 15000 profughi, che si erano spostati a causa delle violenze nella regione, su un totale di 55000 persone colpite dalle violenze.
Un campo profughi nell'est della RD Congo. Foto: IRIN.
Il 22 giugno l'ufficio per la coordinazione degli affari umanitari dell'ONU (OCHA) ha annunciato che degli attacchi nei confronti di civili e conflitti tra ribelli congolesi e ruandesi avevano ostacolato gli sforzi per aiutare le popolazioni colpite nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo.

La maggior parte degli attacchi sono stati sferrati dai ribelli delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR), fuggiti dal paese dopo il genocidio del 1994 e che continuano ad opporsi alle Forze Armate della RDC. Secondo l'OCHA gli attacchi ai civili hanno raggiunto il culmine in marzo, con dei ritorni di violenza in maggio.
Durante questi attacchi, sono state uccise 18 persone, 27 ferite e 4 rapite a Nyalubuze, Muhungu e a Cihamba.
Il 20 giugno una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha richiesto una intensificazione degli sforzi al fine di mettere fine all'insicurezza che regna nel paese.

Fonte: congoplanète

Friday, 23 March 2007

Repubblica Democratica del Congo - Ostilità della milizia dell'ex-presidente Bemba contro il governo

L'Unione Europea, la Francia e il Belgio invocano l'arresto immediato delle aperte ostilità che durano da giovedì 15 marzo tra il presidente Kabila e l'ex-presidente, Jean-Pierre Bemba.
Dei colpi di mortaio e d'armi leggere si sono uditi venerdì mattina a Kinshasa, per il secondo giorno consecutivo, opponendo le forze governative alla guardia personale di Bemba, il quale ha rifiutato di smantellare la sua milizia.Venerdì mattina le autorità hanno inviato un mandato d'arresto per 'alto tradimento' contro Jean-Pierre Bemba, rifugiato all'Ambasciata dell'Africa del Sud a Kinshasa.

Fonte: www.rfi.fr

Tuesday, 20 February 2007

RD Congo: continua il reclutamento di bambini -soldato

Kinshasa
In Repubblica Democratica del Congo continua il reclutamento di bambini soldato nonostante gli sforzi governativi di integrare le vecchie milizie nelle forze armate, secondo un osservatore locale per i diritti umani.
"Gruppi armati hanno arruolato bambini soldato precedentemente smobilitati" secondo Murhabazi Namegabe, capo di una ONG della capitale, Kinshasa.
Ciò avviene in un periodo in cui il fenomeno sembrava in diminuzione, dato che come riporta Andrew Zadel, secondo dati UNICEF dei 33000 bambini soldato del 2002 almeno 29000 sono stati liberati.
Secondo una coalizione di ONG nella Provincia di Kivu, di cui Namegabe è un membro, il reclutamento di bambini soldato sta continuando anche nel distretto del nord-est di Ituri e nelle province occidentali di Kivu del Nord e Kivu del Sud.
Sono arrivate conferme del reclutamento anche dalla missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC) dall'UNICEF e altre ONG impegnate a favore dei bambini.

Hanno scoperto che i gruppi armati hanno falsificato le età dei bambini per poterli reclutare secondo il protavoce militare della MONUC Lt-Col Didier Rancher.
Andrew Zadel, ufficiale delle Nazioni Unite, sostiene che le brigate integrate hanno assoldato 257 bambini.
Il portavoce dell'UNICEF a Goma dice:"Sono solamente delle stime e la cifra reale è segreto militare. Nessuno al di fuori dell'ambiente militare conosce la verità.
Una missione dell'OCHA la settimana scorsa ha visitato il villaggio di Gungu, nella Provincia del Kivu del Nord e secondo i testimoni i gruppi armati continuano a sequestrare i bambini.
"Il caso di un giovane che ha sparato ad un amico che non voleva unirsi alle truppe di Nkunda è stato confermato da numerose persone, dice Zadel.