Sunday, 4 November 2007

Crisi nelle Comore

Comoros' crisis

I rappresentanti dell'Unione Africana e il Governo dell'Unione delle Comore tentano di mettere fine alla crisi politica applicando sanzioni
come la restrizione della libertà di movimento ed il congelamento dei beni contro le autorità ribelli di Anjouan, una delle tre isole che formano l'Unione.

Mohamed Bacar è al potere ad Anjouan dal 2001 in seguito ad un colpo di Stato ed ha vinto le elezioni nel 2002. La Corte Costituzionale quest'anno gli ha chiesto di ritirarsi poiché era scaduto il suo mandato ed ha nominato un Presidente ad interim fino alla data delle elezioni.

In giugno Bacar ha stampato in proprio le schede elettorali per poter essere votato ed ha effettuato e vinto le elezioni con il 90 % delle preferenze (anche se non so se sia il caso di parlare di 'preferenze'), che non sono state riconosciute né dalla Corte Costituzionale né dall'Unione Africana.

Le elezioni ad Anjouan hanno rilanciato le ostilità tra l'isola e le altre due che formano l'Unione, Grande-Comore e Moheli. Da allora si sono susseguiti tentativi di soluzione pacifica alla crisi, ma senza risultati.

Le sanzioni saranno sospese se e quando le autorità d'Anjouan accetteranno di organizzare delle nuove elezioni.

Le Comore hanno ottenuto l'indipendenza dalla Francia nel 1975, dopo ben 130 anni di regime coloniale. Nei trent'anni d'indipendenza hanno fronteggiato 19 tra colpi di Stato e tentativi di colpi di Stato.

In seguito alla secessione di Moheli e d'Anjouan dall'Isola di Grande-Comore del 1997 ed in base ai successivi negoziati del 2001, le tre isole hanno tre Governi semi-autonomi e tre Presidenti che presiedono a turno il Governo Federale dell'Unione.

(fonte: Jeune Afrique)

Friday, 2 November 2007

Arca di Zoè e 103 bambini che non sanno se salperanno

The Arche de Zoé affair

S'è fatto e si fa un gran parlare di questa brutta storia, soprattutto sulla stampa francese (ma anche in Italia: vedi
il Corriere ed il Manifesto). Le opinioni sono discordanti. C'è chi sostiene, in linea con il Governo ciadiano guidato da Idriss Deby, che l'ONG avrebbe intenzionalmente deportato i bambini a fini di lucro, financo con l'obiettivo di venderne gli organi o di metterli nelle mani di reti pedofile.
E c'è chi sostiene che tutta l'operazione fosse una pulita e semplice azione umanitaria (vedasi questo articolo dell'agosto scorso, in cui una giornalista aveva riportato notizie su questo progetto), magari un poco disorganizzata (questa è una mia idea!), ma che puntava a portare a delle famiglie francesi un centinaio di orfani del Darfur.

A me queste persone (foto Rfi) non sembrano dei deportatori di bambini, ma tant'è, essi oggi rischiano condanne fino a 20 anni di lavori forzati secondo le leggi del Ciad.
C'è chi sostiene che Deby stia usando queste persone per mettere in una posizione scomoda la Francia, al fine di mettere i bastoni tra le ruote allo spiegamento dell'operazione Eufor in Darfur, caldamente sostenuta dal Governo Sarkozy e dal Ministro degli Esteri Bernard Kouchner.
Io, sinceramente, ci vedo quella cooperazione malsana, animata dagli ideali "poarini i me' butini" (per i non veronesi, "poveri i miei bambini", quella cooperazione paternalistica per intenderci), senza pensare al come ed al perché. E senza neanche pensare al "forse conviene sentire che ne pensa il padrone di casa prima d'andare e fare gli eroi del caso in uno Stato che non è il nostro".

Sono andata giù pesante, ma io penso a quei bambini che, senza alcuna colpa, vivono un genocidio, hanno perso i genitori, sono poi stati trasferiti da un orfanotrofio e che ora sono in attesa di sapere che sarà di loro. Senza ben capire che succede tra i grandi, perché litigano tra loro etc. etc.

È per questo che non metto le loro foto, perché hanno diritto almeno al riserbo su questa storia in cui, in un caso o nell'altro, sono comunque stati brutalmente strumentalizzati dagli adulti.

Thursday, 1 November 2007

Rappresentante Saharawi ricevuto dalla Jervolino

Meeting between a Saharawi representative and the Naples mayor, Ms. Jervolino

«La repressione nei confronti del popolo saharawi non ha fine. In queste ore continuano le violenze che da decenni siamo costretti a soffrire, la violazioni dei diritti umani e civili da parte del Marocco non accenna a diminuire anche se dall'Europa arrivano timidi segnali di solidarietà»
.

Mohamed Abdelaziz, segretario generale del Fronte Polisario per l'autodeterminazione della popolazione del Sahara occidentale è preoccupato, ma non smette di credere nella politica e nei percorsi diplomatici. La speranza è quella di creare le condizioni necessarie per indire un referendum di autodeterminazione per le genti saharawi. «Nei campi dei rifugiati in Algeria ci sono 200 mila persone, non si riesce ad avere il controllo della zona, mancano all'appello centinaia di persone e scarseggiano generi di prima necessità sia alimentari che sanitari. Le libertà individuali vengono puntualmente violate. E la situazione precipita sempre di più».


Gli aiuti del Pam (Programma alimentare mondiale) nel Sahara occidentale sono sempre più insufficienti, i pacifisti che si oppongono finiscono dietro le sbarre, spesso senza un regolare processo, e il controllo economico delle risorse è gestito soltanto dal Marocco. In un quadro del genere, il referendum sembra una chimera, ma proprio in un momento così delicato il Fronte Polisario chiede all'Italia di mantenere alta l'attenzione. «Ora che il vostro parlamento ci ha riconosciuto come interlocutore autorevole - prosegue Abdelaziz -, chiediamo all'Italia di vigilare sul neonato osservatorio per i diritti saharawi, affinché funzioni e rimanga attivo. Sono le basi per far entrare le libertà fondamentali nel Sahara occidentale e per indire il referendum in base a tre punti: indipendenza del popolo saharawi, integrazione al Marocco o autonomia».

Era il 1966 quando, per la prima volta, l'Onu ha chiesto alla Spagna di indire un referendum per il Sahara Occidentale. Le notizie che arrivano dal Sahara occidentale sono sempre più frammentarie e saltuarie. E a mantenere saldo il filo delle comunicazioni con l'Europa rimane soltanto il Fronte Polisario che, dal 1973, sta tentando di costruire un percorso di pace per il popolo del deserto. Ma da qualche anno le sorti dei saharawi stanno interessando anche l'Italia e il comune di Napoli che manda spesso sul posto osservatori internazionali per la difesa dei diritti civili. Un percorso intensificato dal magistrato Nicola Quatrano, responsabile dell'Osservatorio internazionale e dal consigliere comunale del Prc Sandro Fucito che di recente hanno fatto incontrare nella sede del comune di Napoli il segretario generale del Fronte Polisario Mohamed Abdelaziz con il sindaco Rosa Russo Jervolino. «Ringraziamo la città che all'incontro della IV commissione per la decolonizzazione dell'Onu a New York il 9 e 10 ottobre ci ha sostenuto. Ringraziamo Napoli anche per aver concesso la cittadinanza onoraria alla prigioniera politica Aminetou Haidar e per aver ospitato i 32 bambini saharawi nel mese di luglio. Questa collaborazione deve proseguire in nome della difesa dei diritti umani e civili».
Un segnale che i saharawi attendono anche da Spagna e Francia per favorire la decolonizzazione prevista dell'Onu. (fonte: Ilaria Urbani, il manifesto.it).

Wednesday, 31 October 2007

Accesso ai farmaci negli ACP

Access to medicines in the African, Caribbean and Pacific Group of States

Il 22 ottobre la Commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo ha approvato una raccomandazione per la ratifica dell’accordo
, nato in seno al WTO, che modifica le regole per l’acquisto di medicinali e facilita gli ACP (
Stati Africani, Caraibici e del Pacifico). Un primo passo, che è già stato molto faticoso: per l’approvazione ci sono voluti mesi di discussioni tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo; il tema è stato rinviato quattro volte. Alla fine Commissione e Consiglio hanno accettato di destinare dei finanziamenti al trasferimento di ricerca e di sviluppo tecnologico a favore dei paesi del Sud del Mondo.
Ad ogni Stato membro è stato riconosciuto il diritto di intraprendere accordi che vadano incontro alle esigenze degli Stati in questione, anche al di là delle regole stabilite dal WTO, soprattutto in caso di gravi emergenze sanitarie. All’interno degli accordi bilaterali, inoltre, non verranno trattate condizioni meno favorevoli in materia di accesso ai farmaci.
L’on. Gianluca Susta (DL- la Margherita – ALDE), autore della raccomandazione, è ottimista: “Con le dichiarazioni che abbiamo strappato in questi giorni si può dire che si apre una stagione migliore per l'accessibilità ai farmaci dei Paesi più poveri e che l'Unione Europea si è smossa dall’immobilismo in questa materia”, ha dichiarato (nigrizia.it).
L'impressione che è facile trarre è che siano, come spesso accade, le solite trite ed inutili parole. Fatico a crederci, mi spiace.

Tuesday, 30 October 2007

Chi visita questo blog..

Who visit this blog..

Lo so, direte, classico post cazzeggiante.. L'idea m'è venuta dal blog di Auryn, che vado a leggere ogni tanto nei momenti di nulla cosmico. Ammetto che la ragazza scrive bene, davvero bene, IMHO. La tipa fa (come molti altri) una pseudo-rassegna dei visitatori del suo blog a partire dai resoconti shinystat o simili.
Sinceramente non mi sono messa spesso a spulciare le chiavi di ricerca utilizzate da chi arriva fin su questo blog, anche se ora ho visto che può essere interessante. Vediamo un poco chi ci ha raggiunto negli ultimi 30 giorni, cioè osservando le statistiche aggiornate ad oggi 8 Brumaio dell'anno CCXVI, volgarmente detto 30 ottobre 2007.

Premettiamo innanzi tutto che su questo blog non c'è una gran ressa, come è comprensibile che sia. Come seconda cosa, qui parliamo solamente di chi è arrivato tramite chiave di ricerca su apposito motore. Terza cosa, non parliamo neanche di coloro che ci onorano di una visita con scopi legati all'intento di questo blog. Ad esempio gli 11 che han scritto su Gugol "janjaweed", i 9 di "zimbabwe", i 5 di "pfizer" e tutti gli altri che cercavan cose legate ai contenuti di sto blog e che in qualche modo sono arrivati al posto giusto.

Mi preoccupo ora, ad esempio, dei 3 che cercavano una "pausa", dei 2 che cercavano una "grande depressione" e dei 5 dei "farmaci antimalaria": in altre parole, di coloro che sono arrivati qui per sbaglio.

congo croce scambio: si spieghi.. scambia una croce con un congolese?! c'è stato uno scambio di croci in congo ed io non ne so nulla!? Boh!

usa "mogadiscio": vuole istruzioni su come usare la capitale somala?

economides viaggio in rwanda: ok, ammesso che non ho capito cosa intende con economides.. almeno scriva tutto in una lingua, santa patata!! Va be', ammesso e non concesso che volesse dire 'economico'... in effetti i butei dicono che sono parecchio braccine corte... però fino a consigliare un viaggio economico in rwanda non ci arrivo, il volo costa comunque un'enormità.. ..boh, ad esempio potrebbe farselo pagare da qualcuno in cambio di favori sessuali. Di meglio or ora non mi viene.

tanzania foto del popolo: del popolo... termine un poco mussoliniano... ok, NON sei al posto giusto...

stato africano ruanda: ah, bravo, ha specificato il ruanda Stato Africano per distinguerlo dall'altro ruanda, il ... che? colluttorio?

registrazione marchio paesi mussulmani: eh, lo so, son problemi..

regime matrimonio costa d'avorio: anche lui, in effetti, ha le sue gatte da pelare..

realizzare un attacco rapido: qui sì che andiamo sullo specialistico... ma si spieghi?! Deve sedurre una ragazza? Oppure attaccare Mazzinga?!

libia senza estradizione: beh, mi sembra legittimo voler andare in Libia senza estradizione...

estradizione in costa d'avorio: invece questo, vuole andare in costa d'avorio per ottenere un'estradizione. De gustibus.

forze armate sudanesi wikipedia: vai su wikipedia, no?! L'alternativa è che wikipedia abbia delle forze armate e che parte di esse siano in Sudan... certo che sono complicati..

foto di rapporti sessuali nelle tribù africane: ma santo di un dio.. vaboh, si commenta da sola!

foto consumi in costa d'avorio: e questo non si è capito neanche lui..

Il messaggio è: butei, prima pensare, poi scrivere dentro Gugol, ok?! Io di solito faccio così , scrivo quello che penso in quel momento senza soluzione di continuità con la tastiera.. es. "cazzo ci fai al Ministero della Giustizia Mastella". Giuro, funziona.

Un forte grazie a chi legge sto blog.

Monday, 29 October 2007

Disordini a Mogadiscio

Civil disorders in Mogadishu

Il Primo Ministro del Governo di transizione Ali Mohamed Gedi ha dato le dimissioni lunedì, quando si sono intensificati gli scontri nella capitale somala. I conflitti di sabato e domenica, hanno spinto gli abitanti, in particolare quelli dei quartieri a sud, a lasciare la città (
foto). I soldati etiopi, che sostengono il governo somalo, hanno sparato sui manifestanti, uccidendone tre. Alcuni manifestanti hanno incendiato due commissariati di polizia in due giorni.

Contemporaneamente centinaia di persone sfilavano nei quartieri del nord per protestare contro la presenza etiopica in Somalia. Anche questa manifestazione è finita in tragedia.

Sei civili sono stati uccisi sabato a sud di Mogadiscio, ove i combattimenti sono sempre più intensi da qualche settimana. Le forze somale ed etiopi si scontrano con delle non ancora identificate milizie che si fanno chiamare 'insurrezione a Mogadiscio'. Le autorità hanno chiesto ai civili di evacuare il quartiere di Bakara, nel sud della capitale.

Il Primo Ministro Gedi al momento è rimpiazzato dal suo vice, Salim Aliyow Ibrow. Ali Mohamed Gedi ha detto davanti al Parlamento che non lascerà la politica. Le dimissioni aggravano la crisi politica ed umanitaria del Paese, nonché le condizioni d'insicurezza della gente.

Dopo la caduta un anno fa delle corti islamiche, l'insicurezza ha continuato a salire nella capitale somala ed i civili sono i primi a farne le spese. Le violenze, che fino a qualche giorno fa si svolgevano principalmente di notte, ora hanno luogo anche in pieno giorno (RFI).

Dall'instaurazione del Governo di transizione, tre anni fa, continuano le tensioni tra il Primo Ministro Gedi ed il Presidente Abdullahi Yusuf Ahmed. La conflittualità si è aggravata nelle ultime settimane. Yusuf fa pressione sul Parlamento al fine di ottenere la destituzione del Primo Ministro, che accusa di non esser riuscito a porre fine alle violenze a Mogadiscio.

I detrattori ricordano al Primo Ministro di essere il responsabile dell'intervento dell'esercito etiope nel dicembre scorso contro le Corti Islamiche che controllavano la capitale. Quelli delle ultime settimane sono stati gli scorsi più duri degli ultimi mesi.

Secondo fonti vicine al vecchio capo del Governo, Ali Mohamed Gedi vorrebbe uno stato democratico, laico e trasparente, mentre ora la Somalia "sta diventando uno stato di prebende, con una famiglia predatrice", alludendo neanche troppo velatamente al clan del Presidente Yusuf (RFI).

Sudafrica: ucciso Lucky Dube

articolo di Marco Boccitto, tratto da ilmanifesto.it
Sta provocando forti reazioni in Sudafrica l'assassinio del cantante Lucky Dube, avvenuto nella serata di giovedì 18 c.m. a Johannesburg. Un delitto eccellente che fa registrare anche un salto di qualità nel dibattito sull'emergenza criminalità, già infiammato da stime che parlano di 50 omicidi in media al giorno nel paese. E il prezzo più alto lo paga la gente normale - più o meno povera -, visto che i ricchi sempre più ricchi vivono asserragliati nei loro fortini. Musicista, compositore e frontman 43enne, molto amato in patria ma assai popolare anche nel resto del mondo, Lube è stato ucciso mentre percorreva una strada di Rosettenville alla guida della sua Chrysler grigia, accompagnato dai due figli adolescenti. Quando si è reso conto di essere sotto tiro sarebbe riuscito a rallentare e a spingere fuori dall'abitacolo i figli. Raggiunto da almeno due proiettili, ha tentato di ripartire ma la sua corsa è finita dopo pochi metri contro un albero. La polizia parla di un maldestro tentativo di rapina finito in tragedia. Tra i primi a reagire, piangendo «l'uomo e il musicista rinomato in tutto il mondo», il presidente Thabo Mbeki, in partenza per Parigi dove oggi sosterrà la nazionale sudafricana di rugby nella finale mondiale contro l'Inghilterra. «Ci prepariamo a festeggiare la vittoria degli Springboks - ha detto - ma dobbiamo anche sentirci afflitti per la morte di un sudafricano così rappresentativo». Duro l'Inkatha Freedom Party con il governo, reo di «apatia» e di non voler «ammettere le dimensioni e la gravità del problema». Va oltre l'African christian democratic party, che chiede di ripristinare la pena di morte, dimostrando di tenere in scarsissima considerazione lo spirito non-violento che animava le canzoni di Lucky Dube. Parole di commozione e sdegno arrivano invece dall'African national congress e dalla Democratic alliance. Un comunicato del ministero dell'arte e cultura lamenta la «perdita monumentale, che segna un triste giorno nella storia di questo paese». La confederazione sindacale unitaria parla di «oltraggio e raccapriccio», il Pan African Congress di «shock e rabbia».
Lucky Dube era nato il 3 agosto 1964 in una Johannesburg stretta nella morsa dell'apartheid e del Group areas act, che permetteva alle autorità di deportare i neri nelle zone più sfavorevoli e di murarli all'interno. Poco dopo la nascita, quando fu chiaro che le sue precarie condizioni di salute non lo avrebbero portato alla morte prematura sentenziata dai medici, cominciarono a chiamarlo lucky, «fortunato». Gli esordi, all'inizio degli anni '80, sono all'insegna dei ritmi mbaqanga, la musica pop delle townships. Nell'85 la svolta dell'impegno e del reggae: l'album Rastas never die viene bandito dal regime di Pretoria, ma Dube diventa un'icona fuori e dentro l'Africa, un simbolo della musica sudafricana in lotta contro l'apartheid. Con 20 album all'attivo, alcuni epocali come Slave e Prisoner, una certa somiglianza stilistica con Peter Tosh e la tendenza ad esaltare piuttosto il lato sociale del rastafarianesimo, trascurando l'afflato mistico, Lube terrà testa con la sua musica (l'ultimo disco, Respect, è del 2006) all'ondata di nuove tendenze, dal kwaito al rap, che caratterizzano la scena sudafricana post-apartheid e segnano il tempo nelle strade del paese.

Tuesday, 23 October 2007

Cooperazione francese in Marocco

La Francia ha firmato (nella foto, Reuters) contratti civili e militari con il Marocco per almeno due miliardi di euro, durante la visita del Presidente francese Nicolas Sarkozy in Marocco. Il progetto più importante è quello di una linea di treni ad alta velocità (TGV) tra Tangeri e Casablanca. Non è stato però possibile per la Francia piazzare gli aerei Rafale.

Il cantiere della ferrovia è stimato intorno ai due miliardi di euro e la metà di questo valore andrà a tre imprese francesi: Alstom, la Société nationale des chemins de fer français (SNCF) e la Réseau ferré de France. Secondo il portavoce dell'Alstom, la costruzione permetterà il collegamento tra le due città in sole 2 ore e 10 minuti anziché nelle attuali 5 ore. È stata inoltre venduta una fregata polivalente di classe FREMM. Secondo la stampa marocchina, il costo è intorno ai 500 milioni di euro. D'altra parte, il Marocco ha preferito acquistare dei cacciabombardieri americani F16 anziché gli aerei da combattimento francesi Rafale.
Il protocollo dell'accordo è stato firmato tra il Ministro marocchino delle Infrastrutture e dei Trasporti Karim Ghellab ed il Ministro francese dell'Ecologia, dello Sviluppo e della Gestione Sostenibile Jean-Louis Borloo.
Inoltre è stato firmato un protocollo d'accordo tra una società francese specializzata nella produzione nucleare, Areva, e l'Ufficio marocchino dei fosfati (OCP) per l'estrazione di uranio e di acido fosforico. È allo studio la costruzione di una centrale nucleare in Marocco.

Sono state firmate tre convenzioni sulla giustizia tra i Ministri della Giustizia, la francese Rachida Dati e il marocchino Abdelwahed Radi, ed una convenzione sulla sicurezza sociale.

Inoltre, la Francia finanzierà con 38 milioni di euro un progetto di sanificazione del centro di Nador (a nord) e con 8 milioni di euro sosterrà l'Iniziativa Nazionale per lo Sviluppo Umano (INDH), un programma sociale indirizzato alle regioni e ai quartieri più poveri del Paese.

Il Marocco è il primo beneficiario dell'aiuto allo sviluppo francese con 200 milioni di euro in media all'anno e la Francia è il primo partner commerciale del Paese. (Jeune Afrique)

Monday, 22 October 2007

Rientra la crisi governativa tra Nord e Sud Sudan. Ma i massacri in Darfur continuano

La settimana scorsa è stato deciso un ampio rimpasto governativo in Sudan, risolvendo la crisi tra Nord e Sud. Il Movimento per la liberazione del Sud Sudan (Splm), che controlla il sud, ha annunciato il rientro nel governo di unità nazionale, che aveva abbandonato accusando il Nord di non rispettare gli accordi di pace del 2005. L'abbandono del governo era stato giudicato dagli osservatori della realtà sudanese come l'avvenimento più grave dalla firma della pace fra Nord e Sud Sudan nel gennaio del 2005 e rischiava di riaprire il conflitto durato per 22 anni (Vita.it).

Intanto in Darfur continuano i massacri, come testimoniato dalla seguente lettera.
Riceviamo e pubblichiamo di seguito una lettera pervenuta a Italian Blogs for Darfur oggi 21 ottobre da Nyala, attraverso alcuni amici di Padova, che ringraziamo calorosamente. Non ho al momento trovato conferme di tanta violenza sulla stampa: qui, nel New York Times, si parla di uno scontro tra fazioni di ribelli all'interno del campo di Kalma. Che la verità sia ben altra?

Spett.Blog for Darfur
vi mando l'ultima lettera del mio amico in Darfur Sudan. Scusate l'anonimato ma la sicurezza del nostro amico è cosa importante.
Grazie del Vostro impegno per il Darfur e saluti da Fiore e gruppo.

"Carissimo Fiore e gruppo
... Ti scrivo di urgenza per informarti che il campo delle donne (KALMA/NYALA n.d.r.) è stato distrutto con un vero masacro.
Oggi mi sembrava di vedere il vero esodo raccontato nella bibbia roba veramente da far tremare l intero corpo da una vista cosi terificante che non trovo parole per descriverlo.
Per due giorni sotto il fuoco dell artiglieria e distruzione a tappeto con con fuoco che si vedeva da lontano.(ItalianBlogs4Darfur)"

Sunday, 21 October 2007

Festival del cinema africano a Verona

Dal 16 al 24 novembre Verona rilancia il Festival del Cinema Africano. A 27 anni dalla nascita, la kermesse cinematografica torna a essere una manifestazione indipendente, interamente dedicata all'Africa, con una nuova veste e numerose sezioni. Apre Indigènes, candidato all'Oscar come miglior film straniero.
La pellicola, di Rachid Bouchareb, e' inedita in Italia e ha vinto la Palma d'Oro al Miglior Interprete maschile al Festival di Cannes 2007, del premio Ce'sar alla miglior sceneggiatura originale e candidata all'Oscar 2007 come miglior film straniero. (AGI)