La risposta (del governo, ndG) non si fa attendere: il 16 luglio viene accusato di adulterio dal marito della donna che è ritratta con lui nelle foto, che vengono pubblicate l'indomani.
Il papa, dopo una breve indagine, ha deciso di chiedergli le dimissioni. I pedofili, invece, li si sposta. Logiche ultraterrene, che noi umani non possiamo comprendere. Senza contare che se il papa chiedesse le dimissioni a tutti i prelati africani che violano la castità, avremmo un'Africa un pò meno cattolica.
"In Zimbabwe, tra l’altro sono severamente puniti con il carcere rapporti omosessuali o gli stupri, non i rapporti sessuali tra adulti consenzienti", spiega il prelato al corriere. "Non posso, per motivi procedurali in corte, e non voglio, per motivi personali, parlare di questa storia. Comunque sono entrati clandestinamente in casa mia e hanno piazzato delle macchine fotografiche, il che è vietato dalla legge. Poi nelle accuse di adulterio prodotte in tribunale non hanno indicato nessuna data di quelle foto. Quindi senza data, le accuse sono nulle e io non ammetterò mai che quelle foto sono vere". Nelle foto, peraltro, non è evidente che si tratti del prelato.
Come sostiene il prelato, l'accusa è prettamente politica e strumentale. La sua ostilità verso Mugabe risale all'inizio degli anni '80, quando Ncube è stato testimone dei massacri ordinati da Mugabe nel Matebeland, la regione di Bulawayo. L'esercito regolare (all'epoca addestrato dai nordcoreani) massacrò nella più assoluta indifferenza internazionale almeno 20 mila persone, civili inermi e disarmati, nonostante la propaganda del regime parlasse di irregolari pericolosi e armati.