Tuesday, 16 September 2008

Raggiunto l'accordo in Zimbabwe


Mugabe resta presidente e comandante delle forze armate
Corriere.it
ADDIS ABEBA – Lo chiamano «accordo storico» e tutti sperano che tenga. Robert Mugabe, padre padrone dello Zimbawe, al potere dall’indipendenza nel 1980, prima come capo del governo e poi come presidente assoluto, e leader dello Zanu-Pf (Zimbabwe Africa National Union – Patriotic Front), e Morgan Tsvangirai, capo dell’opposizione del dell’MDC (Movement for Democratic Change), hanno raggiunto una accordo per formare un governo di coalizione nazionale. Terzo firmatario del patto, solennemente sottoscritto davanti a tremila persone ad Harare (nella foto una vista sulla città), Arthur Muthambara, boss di una fazione dissidente dell’MDC.



I dettagli dell’accordo – raggiunto grazie alla mediazione del presidente sudafricano Thabo Mbeki – non sono noti. Si sa solamente che prevedono una spartizione del potere al 50 per cento tra lo Zanu-PF (con 15 ministri) da una parte e i due MDC (con 13 più 3) dall’altra. Mugabe resta presidente, capo formale del gabinetto e comandante delle forze armate; Tsvangirai diventa primo ministro, quindi presiede il consiglio dei ministri responsabile della gestione degli affari quotidiani del Paese, e guida la polizia; Muthambara, assume la carica di vice primo ministro. Così Mugabe è stato costretto a ingoiare il rospo e a vedere ridotto il suo potere, mentre Tsvangirai – vincitore delle elezioni del marzo scorso ma condannato perdente dai brogli - ha dovuto accettare la spartizione del potere. Molti sono i dubbi sulla solidità dell’accordo: lo stesso presidente dell’Unione Africana e capo di stato della Tanzania, Jakaya Kikwete, parafrasando Shakespeare, si è domandato: «Terrà o non terrà? Questo è il problema” ("Will it hold or will it not? That is the question").
Anche Thabo Mbeki, subito dopo la firma dell’accordo, ha sottolineato che «ci sono ancora alcune divergenze da risolvere per arrivare alla composizione del governo. Sono sicuro che comunque tutto andrà a posto nel più breve tempo possibile». Non è dunque ancora chiara la spartizione dei ministeri. Che ci siano vedute completamente diverse sul futuro del Paese (e anche differenze ideologiche e di stile) è emerso dai discorsi dei due leader durante la cerimonia. Entrambi hanno messo l’accento sulla bontà e sull’urgenza del governo di coalizione. Tuttavia Tsvangirai ha parlato pochi minuti andando sul concreto, sottolineando la necessità di raddrizzare l’economia per impedire che la gente muoia di fame, in un Paese che fino a pochi anni fa era autosufficiente per quanto riguarda l’alimentazione, e per frenare l’inflazione galoppante arrivata oggi a 11 milioni per cento. Mugabe, con un discorso interminabile, fuori dal tempo, interrotto talvolta dai fischi, ha continuato la sua retorica anticolonialista addossando le responsabilità del fallimento della sua politica a potenze straniere. Ha fatto un accenno anche alla sua riforma agraria con la quale ha sottratto le terre ricche e produttive alle famiglie di origine europea per distribuirle ai suoi amici e parenti che le hanno rese incolte e infeconde: «La terra dello Zimbabwe appartiene agli zimbabweani, ha sentenziato».

Qualcuno non ha resistito a trattenere un fischio. L’accordo, tra l’altro, invita l’antica potenza coloniale, cioè la Gran Bretagna, a compensare i proprietari espropriati. Ma tra questi ci sono anche non inglesi: per esempio alcuni italiani che hanno comprato le terre ben dopo l’indipendenza (alcuni da possidenti neri). Chi li ricompenserà? Ululati di disapprovazione a volontà gli sono arrivati quando si è spinto un po’ troppo in là, accusando i partiti d’opposizione e altre nazioni africane di aver usato tutti i mezzi “compreso la violenza” per conquistare il potere. Molti ricordano la faccia gonfia, insanguinata e tumefatta di Morgan Tsvangirai picchiato dalla polizia. L’MDC durante le elezioni ha perso un centinaio di sostenitori, uccisi da gruppi paramilitari legati a Mugabe.

Sunday, 27 July 2008

Dubbia tregua in Somalia

Sono seriamente a rischio i pochi risultati attenuti tra governo di Mogadiscio e l’opposizione somala in esilio in Eritrea (Associazione per la Ri-Liberazione della Somalia, Ars). Il 9 giugno scorso, la firma di un accordo era fatto sperare per l’inizio della pacificazione nel paese, teatro di un conflitto interno dal 1991.
Una delle iniziative più importanti previste dall’accordo, era la fine delle ostilità in 30 giorni. La firma ufficiale dell’accordo è però stata fatta slittare, ufficialmente per permettere all’Alleanza per la nuova liberazione della Somalia di trovare un’intesa tra le tante correnti che compongono la piattaforma.

L’ipotesi di collaborazione era sembrata da subito difficile: alcune delle realtà dell’Alleanza si sono subito dette contrarie all’accordo, e gli scontri sono continuati, soprattutto nella capitale Mogadiscio, con pesanti conseguenze nei confronti della popolazione civile.

Con l’autoproclamazione di Sheikh Hassain Dahir Aweys, integralista islamico, a capo dell’Ars, la rottura è ancora più vicina: ricercato a livello internazionale per i suoi presunti legami con Al-Qaida, Aweys ha il sostegno delle tante correnti contrarie all’accordo. È evidente la spaccatura all’interno dell’Ars, che era guidata fino a pochi giorni fa dal moderato Sheikh Sharif Ahmed. Nei giorni scorsi era girata la voce che anche Aweys - seppur ponendo diversi paletti - avrebbe accettato l'intesa, poi la smentita.
Forse nel tentativo di creare consenso attorno alla sua figura, subito dopo essersi messo a capo dell’Ars, Aweys ha dichiarato alle agenzie internazionali che proteggerà gli operatori umanitari che stanno lavorando in Somalia. “Siamo grati al loro lavoro e li difenderemo” ha affermato. Nelle ultime settimane i ribelli hanno incrementato gli attacchi contro sedi di organizzazioni umanitarie e i sequestri dei loro lavoratori (nella mani dei rapitori ci sono ancora anche 2 italiani), nel tentativo di controllare i flussi di aiuti alimentari e ottenere il consenso della popolazione. Aweys ha negato ogni responsabilità dei ribelli islamici.

Intanto il ministro degli esteri somalo ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di autorizzare il dispiegamento di una nuova missione sotto il mandato dell’Onu: secondo Ramtane Lamamra, commissionario dell’UA per la pace e la Sicurezza, l’Amisom la missione dell’Unione Africana in Somalia“affronta una severa mancanza di fondi e supporto finanziario”, tanto che “non riesce a svolgere il suo mandato perché le sue capacità sono inadeguate alla situazione sul territorio”. (nigrizia)

Thursday, 24 July 2008

Gbagbo minaccia di dissolvere il governo diretto da Guillaume Soro

CÔTE D'IVOIRE - 22 luglio 2008 - APANEWS


Laurent Gbagbo ha minacciato martedì di dissolvere l’attuale gabinetto del Primo ministro Guillaume Soro, perché, secondo il capo dello Stato, la Costa d’Avorio ha bisogno di un “governo che governa”, un “governo omogeneo”, malgrado “gli ultimi scossoni della ribellione”.

Esprimendosi nella capitale economica (Abidjan ndr), nell'occasione di un’udienza accordata ad una delegazione di abitanti di Vavoua (439 km da Abidjan), al centro del paese, il Presidente Gbagbo, ha rivelato di aver chiesto al Primo ministro di “riflettere”, perché non si può proseguire con “un governo nel quale alcuni membri prendono con noi delle decisioni e se tornano, di notte, a criticare e complottare contro queste stesse decisioni”.

“Non è possibile, non si può essere governanti ed oppositori insieme” ha esclamato, aggiungendo di aver espresso a Guillaume Soro, che non era contento “del modo in cui le cose vengono fatte”.

“Abbiamo formato questo governo d’Unione perché ci fossero il minimo di disaccordi possibili tra le parti e per avviarci verso l’uscita dalla crisi. Ho chiesto al Primo ministro di pensare e di parlarmi per vedere se con questo gruppo di uomini è davvero possibile trovare l’uscita da questa crisi”, a indicato il capo dello Stato Ivoriano, aggiungendo: “dobbiamo avere un altro governo. Ecco la questione che è sulle labbra di tutti”.

Secondo Laurent Gbagbo, “sarebbe meglio che le persone si parlassero chiaramente. Io credo che con un gruppo eterogeneo di cui alcuni vogliono mettersi alle spalle questa crisi ed altri no, non sia in grado di lavorare efficacemente”.

“Ho i mezzi istituzionali di scioglierlo. La costituzione mette tra le mie mani l’arma dello scioglimento di questo governo e l’arma della ricostituzione di uno nuovo. Non è per manco di mezzi che siamo ancora a questo punto”, ha ricordato.

“Devo porre questi quesiti, chiedendone il parere, al Primo ministro. Aspetto questo parere al fine di poter passare ad uno stadio successivo, che è la liberazione del paese. Mi auguro che tutti gli Ivoriani siano coscienti della maniera in cui questo problema si appresta ad essere risolto” ha concluso il Presidente Ivoriano.

La squadra di cui Guillaume Soro è capo consta di 33 membri. E’ frutto dell’accordo politico di Ouagadougou del 4 marzo 2007, destinato a mettere un termine definitivo alla crisi.


Tratto da www.jeuneafrique.com

Monday, 21 July 2008

The Harry Potter Alliance compie una petizione per il Darfur

The Harry Potter Alliance for Darfur

Ancora una volta, The Harry Potter Alliance convoca il suo Esercito di Silente della vita reale per prendere posizione contro i genocidi che si compiono in Darfur, questa volta con una tattica diversa: cambiare canale durante gli spot pubblicitari dei giochi olimpici di Pechino 2008. Lo slogan che li accompagna è "Un mondo. Un sogno."

La Cina, anfiteatro dei giochi olimpici di questo anno, è anche il paese che finanza il Sudan per l'acquisto di armi belliche, che finiranno con l'assasinio di migliaia di cittadini innocenti in Darfur. Nonostante le innumerevoli proteste amplificate in tutto il mondo, il governo cinese continua a mostrarsi indifferente a riguardo, mantenendo viva la contraddizione con lo spirito dei giochi olimpici, che sempre hanno unito il mondo. L'Alleanza Harry Potter si chiede se il governo cinese possa mai rendersi conto della situazione e prendere dei provvedimenti, dei compromessi, e incominciare a parlare seriamente a riguardo. O rimarrà sempre in silenzio?

GiratempoWeb, già membro dell'iniziativa Italian Blogs for Darfur, appoggia anche l'iniziativa dell'associazione The Harry Potter Alliance. Aiutaci anche tu, firmando la petizione avviata da The Harry Potter Alliance e Italian Blogs for Darfur.

La situazione è seria. Non rimanere indifferente.

Thursday, 17 July 2008

Le 90 primavere di Mandela

Happy birthday Mandela!


Il 18 luglio ricorre il compleanno di Nelson Mandela, premio nobel per la pace per la sua lotta contro l'apartheid e primo Presidente del Sudafrica a-razziale. Queste le parole che ha pronunciato durante il concerto tenutosi a Londra il mese scorso in suo onore: «vent'anni fa Londra ospitò questo concerto che chiedeva la nostra libertà, che ci ispirò nelle nostre prigioni. Ora siamo qui liberi, e siamo onorati. Ma anche se siamo qui a festeggiare, il nostro lavoro non è finito. Perché c'è povertà, oppressione, Aids. Il nostro lavoro vuole portare la libertà a tutti... a quasi 90 anni, è tempo di avere una mano per sollevare questo fardello». «È nelle vostre mani» ha detto l'anziano leader, ripetendo lo slogan della campagna anti Aids 46664. Poi si è allontanato tra le ovazioni della folla (corriere).

Tuesday, 15 July 2008

Coltivazioni per biocarburanti in Kenya: Wangari Maathai protesta

Kenya: Maathai protests for the land use for biofuels

“Il Kenya si pentirà della sua incapacità di proteggere l’ambiente” - lo ha detto Wangari Maathai, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2004, commentando un progetto per la produzione di biocarburanti, ottenuti da canna da zucchero coltivabile nel delta del fiume Tana. “Non possiamo andare in giro a combinare guai nelle zone umide solo perché abbiamo bisogno di biocarburanti e zucchero” ha aggiunto la Maathai, già nel parlamento keniano durante la precedente legislatura oltre che viceministro dell'Ambiente. “Questo paese – ha aggiunto - non ha preso seriamente le questioni ambientali, un comportamento molto pericoloso per le generazioni future”. La Maathai ha espresso le sue preoccupazioni durante un incontro pubblico svoltosi a Nairobi, dopo che un tribunale keniano, in seguito a proteste di comunità locali e ambientalisti, ha temporaneamente bloccato una concessione governativa alla 'Mumias sugar company' per terreni agricoli e aree di pascolo da destinare alla coltura di canna da zucchero da cui ricavare anche biocarburanti. (misna)

Monday, 14 July 2008

Sospesa nel periodo elettorale Radio Despertar, la radio d'opposizione angolana

Government Suspends Independent Radio Station's Broadcasts in Angola



Il governo ha sospeso le emissioni di Radio Despertar per 6 mesi, sulla base del fatto che l'emittente avrebbe occupato le frequenze governative.
Per questo motivo, essa non potrà trasmettere per tutta la durata della campagna elettorale. Le elezioni, le prime dalla fine della guerra nel 2002, sono infatti previste a settembre.
Articoli: Nigrizia, AllAfrica, reporter sans frontières, e la descrizione del progetto di Radio Despertar.

Sunday, 13 July 2008

CPI incrimina presidente Sudan Al-Bashir per crimini di guerra

Il Washington Post ha anticipato la settimana scorsa che domani, lunedì 14 luglio, Luis Moreno-Ocampo, il Procuratore capo del Corte Penale Internazionale dell'Aia, presenterà alla Corte le conclusioni di mesi di indagini sui crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur, chiedendo l'incrimanazione di più sospettati, esponenti del governo di Khartoum, tra cui il Presidente sudanese Omar Al-Bashir.
Prima d'oggi, nell'aprile 2007, Moreno-Ocampo aveva anche ottenuto due mandati d'arresto per crimini di guerra e contro l'umanità nei confronti dell'ex ministro dell'Interno Ahmed Harun, oggi ministro degli Affari umanitari, e il leader dei janjaweed Ali Kosheib, entrambi ancora in libertà a causa del rifiuto del governo sudanese di consegnarli alle autorità competenti.
Dal febbraio 2003, il conflitto in Darfur ha fatto più di 250,000 vittime e ha provocato 2 milioni di sfollati.
La comunità darfuriana in Italia ha organizzato un presidio di fronte all'Ambasciata Sudanese (via Prati della Farnesina 57, 00194 Roma) domani, lunedì 14 luglio alle ore 15:00 - in concomitanza con le altre manifestazioni che si terranno a Londra, Bruxelles e Parigi - per sostenere l'iniziativa penale della CPI affinché venga fatta giustizia per le vittime del Darfur. Chiederemo inoltre all'Italia di fare sentire la propria voce a livello europeo e nel consesso internazionale affinché il Darfur non venga lasciato solo in questa delicata fase, dal momento che il rinvio a giudizio di Bashir potrebbe causare ulteriori sommosse all'interno del Paese e inasprire i contrasti tra esercito e milizie filo-governative da un lato e i gruppi ribelli del Darfur dall'altro. Ci rivolgeremo all'Italia, in quanto membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, perché eserciti pressioni affinché venga al più presto schierata la forza ibrida di peacekeeping Onu-Unione Africana (UNAMID) secondo quanto stabilito dalla Risoluzione 1769/2007, che fissava il termine massimo di dispiegamento per dicembre 2007.
Per info: 346-0725239

Wednesday, 9 July 2008

Dal vertice dei poveri in Mali

“Non siamo poveri, siamo impoveriti. E l’aumento dei flussi migratori non è da attribuire ai popoli dell’Africa, ma è il risultato dei programmi di aggiustamento strutturale che hanno messo le nostre economie in ginocchio, il risultato di un commercio sleale, della corruzione che incancrenisce le nostre economie, della perdita di punti di riferimento”: le parole di Aminata Dramane Traore, ex-ministro della Cultura del Mali, durante il simposio che ieri ha dato il via ai lavori del “Forum dei popoli” di Katibougou, riassumono lo spirito delle migliaia di partecipanti, ancora una volta decisi a ricordare ai dirigenti del G8, riuniti in Giappone, che “un altro mondo è possibile”. Un mondo nel quale i paesi del Sud del mondo, e non soltanto le grandi potenze emergenti, hanno un ruolo da giocare e molto da dire. Jerome Ollier, del Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo (Cadtm) ha denunciato il saccheggio delle risorse naturali dei paesi africani da parte delle grandi potenze con la complicità di istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo monetario internazionale (Fmi); sotto gli applausi del pubblico e lo slogan “ANNULER”, “cancellare”, Ollier ha anche esposto le contraddizioni di un mondo che divide sempre di più i ricchi dai poveri. L’apertura dei lavori di oggi è stata dedicata al caso maliano della privatizzazione delle società Huicoma e Cmdt, causa di licenziamenti massicci di lavoratori, seguita da laboratori sugli argomenti della lotta operaia e del ruolo dei sindacati; “donne e ambiente”, “conseguenze delle politiche neo-liberiste”, “debito e diritti umani”, “il saccheggio delle risorse nella Repubblica Democratica del Congo”, “Gestione delle risorse idriche e gestioni dei conflitti” sono i titoli di alcune delle decine di conferenze o dibattiti previsti in giornata, la penultima di questa VII edizione. (misna)

Monday, 7 July 2008

Un secolo di fotografie in Mozambico

Una scuola di formazione e 400.000 immagini digitali che illustrano storia e cultura del Paese dalla fine dell’Ottocento. Due progetti del Cosv, fra tradizione e tecnologia.
Tutto è iniziato nel 1982 con la costruzione e l’avvio di una scuola di fotografia a Maputo sotto la guida di Ricardo Rangel, un vero ‘mito’ nel panorama giornalistico e culturale mozambicano. Il progetto del Centro di documentazione e formazione fotografica (Cdff), affiancato ad altri interventi del Cosv nei settori agricolo, idrico sanitario e dell’istruzione, è stato realizzato per far fronte alla carenza di fotografi con cui ha dovuto fare i conti il Paese all’indomani dell’indipendenza dal Portogallo. “I primi corsi coinvolsero i dipendenti pubblici dei settori sanitario e agricolo”, ha spiegato Beatrice Rangel, che gestisce la scuola dalla sua fondazione, e ha sottolineato come all’inizio gli scatti servissero principalmente a documentare malattie ed epidemie, e prevenire così i contagi... Leggi tutto sul sito di AgiMondo.

Saturday, 5 July 2008

Summit dei poveri

Poor people's summit

Bamako, 4 luglio - Parallelamente al summit dei Grandi Otto del 7-9 luglio ospitato ad Hokkaido, un migliaio di persone provenienti da Europa, Africa e Asia prenderanno parte, a partire da domenica, ad una manifestazione no-global in Mali contro il G8 (nella foto il congresso dell'anno scorso). ''Vogliamo mostrare ancora una volta che un altro mondo e' possibile'', ha dichiarato Barry Aminata Toure, presidente della Coalizione africana Debito e Sviluppo (Cad-Mali). ''Il summit dei poveri'' e' stato organizzato dal Cad-Mali nella citta' di Koulikoro, a circa 50 chilometri e est della capitale Bamako. ''Daremo voce ai contadini, alle donne e ai giovani africani. Non lasceremo il nostro destino nelle mani dei Paesi ricchi - ha proseguito Toure - Discuteremo dei fallimenti politici nei Paesi poveri nel campo dell'educazione, nella questione degli enormi debiti pubblici e nelle false promesse di maggiori aiuti per lo sviluppo'' (asca).

Friday, 4 July 2008

La guerra del monte Elgon

Conflict in Elgon Mountain

Dall'agosto del 2006 si consuma una guerra alle pendici del Monte Elgon, nel Kenya occidentale, al confine con l'Uganda. Le ostilità sono state scatenate dal piano governativo di distribuzione delle terre, ritenuto iniquo dal gruppo armato Sabaot Land Defence Force (Sldf). Dal 9 marzo 2008 l'esercito ha risposto duramente agli attacchi, generando un'intensificazione delle violenze contro la popolazione. Gli abitanti, infatti, vengono colpiti sia dalle forze governative che dall'SLDF.

Gli scontri hanno già causato almeno cinquecento morti e decine di migliaia di sfollati. Molti degli abitanti di questa regione hanno subito atrocità e mutilazioni. Per mettere fine a tutto ciò il Governo ha proposto l'amnistia per i responsabili delle violenze, strategia che potrebbe funzionare, considerando il fatto che l'offensiva primaverile dell'esercito ha notevolmente indebolito il gruppo armato.
Le terre alle pendici del Monte Elgon, il vulcano spento più grande dell'Africa, sono tradizionalmente dedicate alle piantagioni di caffè.
A dare rilievo a questo conflitto, totalmente ignorato dai media, è stata l'Organizzazione Non Governativa Medici Senza Frontiere, che lavora sul campo offrendo cure mediche gratuite, da oltre un anno (medici senza frontiere, nigrizia, confini on line).

Thursday, 3 July 2008

Nuovi scontri in Somalia

Clashes in Somalia

Almeno sei morti e una decina di feriti negli scontri avvenuti nelle ultime ore in diversi punti di Mogadiscio.

Lo riferiscono fonti locali, secondo cui truppe somale avrebbero aperto il fuoco su un residente del quartiere di Saydka, nella periferia est della capitale, uccidendolo. Il secondo episodio si sarebbe verificato invece nei pressi del mercato di Bakara, quando un gruppo di uomini armati di pistole ha aperto il fuoco contro passanti , uccidendone uno e ferendone altri quattro. Il terzo civile ucciso, infine, è stato raggiunto da alcuni proiettili esplosi da una macchina in corsa a Banadir Junction, nel sud della città. Altre tre persone sarebbero morte, precisa il sito web di ‘Radio Shabelle’ in combattimenti a nord della capitale. Ma le violenze non si limitano alla sola Mogadiscio e da giorni proseguono i combattimenti tra truppe etiopiche e milizie armate nella zona di Beledewiin, capitale dell’Hiran (centro del Paese). I residenti riferiscono di scontri con armi pesanti e un numero imprecisato di vittime da entrambe le parti; ieri almeno 26 persone erano rimaste uccise nelle violenze (misna).

Wednesday, 2 July 2008

Zimbabwe

Dopo che Mugabe ha vinto il ballottaggio contro se stesso, poiché lo sfidante Tsvangirai si era precedentemente ritirato, oggi, al vertice dell'Unione Africana, lo stesso Tsvangirai ha negato la sua disponibilità ad entrare a far parte di un governo di unità nazionale (bbc). Il leader del Movimento per il Cambiamento Democratico ha rifiutato sostenendo che pretendeva che prima fosse dichiarata illegitttima la tornata elettorale del 27 giugno. I Paesi occidentali intanto proclamano che verranno prese misure contro Mugabe e i leader africani, nel summit egiziano, gli hanno chiaramente voltato le spalle, Thabo Mbeki compreso, anche se non è chiaro con quali concrete conseguenze.
Nel frattempo il Sudafrica deporta 500 rifugiati al confine con lo Zimbabwe, cosa che considerato il clima di terrore e violenza nel Paese è inaccettabile e contraria al diritto internazionale, che riconosce diritti specifici per i rifugiati ed i richiedenti asilo ed è anche contro le leggi sudafricane, come ricorda il portavoce di Medici senza Frontiere (vita.it).
In questo momento, che sembra il più basso della storia dello Zimbabwe da quel 18 aprile del 1980, giorno dell'indipendenza dalla Gran Bretagna, mi sembra giusto ricordare ciò che è riuscito a fare in passato questo Paese
con le parole e la musica di Bob, ricordare come è riuscito a rialzarsi, nella speranza che ciò possa avvenire di nuovo.

Tuesday, 1 July 2008

Instabilità politica in Mauritania

Political crisis in Mauritania

Lunedì è stata depositata una mozione di sfiducia contro il Governo. I deputati firmatari della mozione, provenienti dalla stessa parte politica, fanno parte del Patto nazionale per lo sviluppo e la democrazia e rimproverano al Premier Yahya Ahmed el-Waghef di avere inserito nel Governo alcuni ministri appartenenti in passato al regime di Ould Taya, accusato a suo tempo di corruzione e di sperpero di denaro pubblico. Essi contestano al Governo l'apertura verso i partiti d'opposizione: gli islamisti di Jemil Ould Mansour e il centro sinistra di Mohamed Ould Moloud.

Si tratta della prima mozione di sfiducia dopo che la giunta militare ha rinunciato al potere nel 2007; il Presidente era al potere dal maggio scorso.

La mozione verrà esaminata dal Parlamento nei prossimi giorni, ove necessita dell'approvazione di 48 deputati sui 95 eletti a Nouakchott. Il Presidente Sidi Ould Cheikh Abdellahi, che al momento si trova in Egitto per il summit dell'Unione Africana, può decidere, come in Italia, di sciogliere l'Assemblea Nazionale (rfi.fr).

Monday, 30 June 2008

Racconti eritrei

Direct evidences from Eritrea

Due testimonianze di giovani del Corno d'Africa. I nomi sono fittizi.


H
ayat, 21 anni - Mi sono rifiutata di fare il servizio militare [in Eritrea è obbligatorio sia per i maschi che per le femmine]. Le mie amiche mi avevano raccontato i problemi che le ragazze devono affrontano: lavori pesanti, molestie sessuali, violenza, discriminazione.
Il mio fidanzato si trova in Norvegia e mi chiese di andare a Khartoum.' ci avrebbe pensato lui a prepararmi i documenti.
Riuscii a falsificare la mia carta d'identità e un permesso di viaggio fino a Tesenei, al confine con il Sudan. Mi costarono $1500. Sfortunatamente al posto di blocco di Tesenei fui arrestata e messa in prigione. Restai per due mesi in una cella dove fui picchiata quotidianamente. Mi chiedevano di rivelare i complici che mi avevano aiutata a falsificare i documenti. Ero picchiata quotidianamente con bastoni e una frusta di cuoio. Tre volte hanno messo una candela accesa sotto la mia vagina per ottenere la confessione.
Dopo due mesi, quando mi fecero passare in una piccolo stanza con altre 10 ragazze, mi sentii meglio. Dopo una settimana confidenzialmente venni a sapere che due delle ragazze erano spie governative. Ci davano una tazza di tè e una zuppa di lenticchie al giorno. Dopo altri 5 mesi fui trasferita a Wia, un posto malfamato vicino a Massawa, per addestramento militare. Vi restai per altri 12 mesi in condizioni severe, dure. Alla fine tomai a casa. La dottoressa mi disse che, a causa dei colpi ricevuti ho bisogno di un immediate intervento chirurgico al seno destro e aggiunse che dubita che io possa avere dei bambini. Mi hanno rovinato la vita... (e scoppia in un pianto dirotto).
Agos, 31 anni - A Debre Zeit, in Etiopia, ho completato i miei studi di ingegnere meccanico aeronautico. Ho poi lavorato all'aeroporto di Addis per 5 anni. Quando scoppiò la guerra dei confini sono stato deportato dall'Etiopia in Eritrea. Mio padre, che era un etiopico, morì nel 1989. Ad Addis lasciai mia madre, due sorelle e la mia fidanzata. Quando raggiunsi Asmara andai da mio zio, felice d'essere ritornato in un' Eritrea indipendente.
Dopo una settimana mi recai all'aeroporto dell'Asmara per cercare lavoro. Mi dissero di tornare dopo una settimana. Al mio ritorno trovai una macchina ad aspettarmi che mi portò in prigione per ragioni totalmente sconosciute. Per tre mesi restai confinato in una cella. Non subii alcun interrogatorio. Poi mi misero assieme ad altri e vi rimasi per altri 18 mesi. Ancora nessun interrogatorio. Un giorno venne un ufficiale che mi disse di tornare a casa e mi ordinò dì non rivelare ad alcuno quello che era accaduto. Quando osai chiedere perché ero stato arrestato, mi fece riportare in prigione. Vi rimasi per altri 45 giorni. Quando fui liberato, mi fu dato lo stesso avvertimento. Io non aprii bocca e tomai da mio zio. Non conosco ancora il mio crimine. Ho perso la mia famiglia, ho perso il mio lavoro e desidero solamente ritornare ad Addis dove sono nato.

Fonte e approfondimenti: nigrizia.it

Friday, 27 June 2008

Firma la petizione ai Capi di Stato del G8 per il Darfur

Italians for Darfur sostiene in Italia l'iniziativa di Human Rights First sulla petizione ai Capi di Stato del G8 affinchè prendano una decisione concreta sulla crisi del Darfur.

In due settimane i capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8 (USA, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Russia) si incontreranno durante il summit annuale in Giappone per discutere di questioni di interesse globale.
É evidente come la violenza in Darfur, che ha provocato piú di 300.000 morti e 2.000.000 di sfollati, sia una questione di interesse globale.

L’imminente summit del G8 di Hokkaido, Giappone, si colloca in un momento particolarmente delicato per la popolazione del Darfur e di tutto il Sudan. L’intensificarsi delle violenze in Darfur ha causato centinaia di morti e di sfollati. I recenti combattimenti di Abyei pongono a rischio il già fragile Comprehensive Peace Agreement (CPA) tra il nord e il sud del Paese.
Il Governo del Sudan e il mondo intero presteranno la massima attenzione al G8.
La scorsa settimana oltre 40 organizzazioni non governative, in rappresentanza di tutti gli Stati membri del G8 e del Sudan, hanno inviato un appello ai Capi di Stato e di Governo del G8 e del Sudan, esortando l’adozione delle seguenti misure:

• Cessazione immediata delle violenze in Darfur.
• Interruzione del trasferimento, diretto o indiretto, di armi in Darfur, il quale avviene in palese violazione dell’embargo delle Nazioni Unite
• Rapido dispiegamento della forza di peacekeeping in Darfur (United Nations African Mission in Darfur - UNAMID).
• Un rafforzato processo di pace in Darfur.
• Giustizia e responsabilità per i crimini commessi.

Clicca qui per unirti ad attivisti di tutto il mondo e per chiedere ai leader del G8 di prendere una decisa posizione, inclusa una promessa di azioni concrete, contro le violenze in Darfur e Sudan.

Sunday, 22 June 2008

Lack of democracy


Tsvangirai decides to pull out of the presidential run-off

Sembra che
Morgan Tsvangirai (foto della BBC) abbia deciso di ritirarsi dal ballottaggio presidenziale (cronistoria su questo blog) di venerdi' prossimo contro il Presidente uscente Robert Mugabe. Se confermata durante la conferenza stampa odierna, questa potrebbe essere la peggior notizia che ci si poteva attendere per il futuro della democrazia dello Zimbabwe. Tale scelta sarebbe stata determinata dal clima di violenza ed insicurezza che Mugabe ha determinato negli ultimi mesi nel Paese, al fine di assicurarsi la vittoria (AGI).

Alii: BBC

L'UNHCR chiede l'invio rapido della forza di peace-keeping

L'alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), Antonio Guterres, ha chiesto di dispiegare una forza internazionale di pace in Somalia per risolvere quella che considera una delle peggiori crisi umanitarie dei tempi moderni. «È importante - ha detto Guterres da Nairobi - che vengano trovate risorse per una forza internazionale che riporti stabilità nel Paese, come previsto nel recente accordo di pace di Gibuti».

L'accordo dei primi di giugno tra il governo di transizione somalo e alcuni leader moderati all'opposizione prevede il cessate il fuoco in seguito al dispiegamento dei peacekeepers dell'Onu. [..]

Alla sigla dell'accordo di Gibuti non ha però partecipato il gruppo islamico Al-Shabaab. Il Pam, Programma alimentare mondiale, ha avvertito che entro la fine dell'anno circa 3,5 milioni di somali potrebbero dover dipendere dagli aiuti internazionali per sfamarsi, a causa del conflitto in corso, della siccità e dell'aumento dei prezzi alimentari.

Fonte: vita.it

Friday, 20 June 2008

Giornata mondiale del rifugiato

Nel 2007 il numero di rifugiati è salito a 67 milioni di persone. Lo afferma il rapporto annuale Global Trends 2007 pubblicato qualche giorno fa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati(Acnur/Unhcr), in vista dell'odierna giornata mondiale del rifugiato.
16 milioni di loro sono persone che scappano da un conflitto o da persecuzioni politiche, il 15,15% in più rispetto al 2006, mentre gli altri 51 milioni sono ‘sfollati, anche interni al proprio paese. Aumentano anche i richiedenti asilo: 647.200 domande nel 2007, un record.
I dati, per il secondo anno consecutivo, sono in crescita, un trend che segue un periodo in cui invece i numeri erano in calo. A determinare l’incremento del numero di persone in fuga dalla propria terra influiscono molto la situazione di Iraq e Afghanistan. Aumentato, del 6,5%, anche il numero degli “sfollati” a causa di violenze di vario genere: oltre 26 milioni nel 2007. Dopo la Colombia e l’Iraq, la nazioni col maggior numero di sfollati sono la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda e la Somalia.
Quest’anno la giornata del Rifugiato è dedicata al tema della protezione, intesa sia come difesa del diritto d'asilo che come riparo ed aiuto umanitario.
Un intento che sembra sfidare la tendenza politica attuale, dopo l’approvazione della nuova direttiva rimpatri da parte del parlamento Europeo, che di fatto colpisce anche i candidati all’asilo e nega loro la tutela adeguata, perché li considera stranieri irregolari. Le agenzie Onu e le Ong che si occupano di rifugiati chiedono da anni che l’Europa si doti di una legge comune per la gestione e la tutela dei richiedenti asilo. Una richiesta rimasta inascoltata per lungo tempo, e che cominica ora un lungo percorso: la Commissione Europea ha presentato prorpio questa settimana un piano europeao per una politica sull'asilo.
“La responsabilita’ di garantire asilo politico ricade in modo sproporzionato sui paesi in via di sviluppo che, nonostante le loro risorse limitate, sostengono l’onere di ospitare un grande numero di rifugiati” è stato il messaggio lanciato oggi dal Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha invocato una maggiore solidarietà internazionale per ripartire l’onere della protezione e soprattutto per affrontare cause e conseguenze dei flussi di migrazioni e di profughi, per poter garantire “ai rifugiati la tutela che meritano per aiutarli a tornare un giorno a casa in sicurezza e dignità”. Un obiettivo ancora lontano: secondo Laura Boldrini, Alto Commissario Onu per i rifugiati, sarebbero meno della metà, solo 32 milioni, i profughi che ricevono attualmente assistenza.

Fonte: nigrizia.it

Wednesday, 18 June 2008

Il rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, arrestato in Ciad

Inoltro da Italian blogs for darfur

Suleiman è il nome vero di un uomo. Non uno come tanti in Darfur, smarrito nell'abaco freddo della statistica, ma un uomo che è anche un amico. Come tanti, in Darfur, Suleiman cerca di portare un pò di luce nelle tenebre sanguinarie che circondano la sua gente. Ha lasciato la sua famiglia al confine con il Ciad, per giungere in Italia anni fa e denunciare quanto accadeva nella sua terra. Rifugiato, non ha smesso di lottare per sopravvivere anche in Italia. L'abbiamo conosciuto anche noi, quando muovevamo incerti i primi passi, e abbiamo trovato lui, nel suo sguardo che basta da solo a raccontare il silenzio dentro.

Da qualche mese è tornato in Ciad, per ricongiungersi alla sua famiglia, per fotografare quanto orrore ancora, dopo cinque anni almeno, si abbatte sui profughi del Darfur.
Abbiamo raggiunto telefonicamente un suo amico a Parigi, Adam. Che ci ha spiegato cosa accade ora a Suleiman, figlio indomito del Darfur.

"On June 13, 2008, the Government of Chad arrest Solyman in a displaced persons camp in eastern Chad at a distance of about 65 kilometers from the area of Tina .
Accused of having instigated the citizens to work against the government of Chad and he came from Italy to urge citizens to work in the opposition ranks Chad.
The fact is that the Sudanese governments is the main reason behind his detention and clarify that as follows:
In the camps of displaced there are security men affiliated to the Government of Chad, but the Sudanese government pay large sums of money for them to make scenarios so as to serves the Sudanese government and his goals
According to that, the security men whom I refer to them above they lying to the government of Chad and they say that ,Solomon come to the camps aimed to inciting citizens and every day he meets by them for that goal.
The Government of Chad was simple and naive ,they are believed that lies and was arrested him and now in the investigation".

Attendiamo con speranza e fiducia la conclusione di questo spiacevole momento.

Fortezza Europa

Su 'Repubblica' di oggi il pezzo principale è dedicato all'ennesima legge ad personam del Premier (che, perlomeno nella mia percezione, non ha mai smesso di esser tale dal 2001) ed il terzo pezzo per importanza è dedicato alla strage di migranti avvenuta ieri nel Mediterraneo, in cui hanno perso la vita 150 persone.

L'ordinamento degli eventi mi è poco chiaro, per utilizzare un eufemismo. A mio avviso, la morte anche di una sola persona, morta a causa del sistema economico perverso in cui viviamo, ha la priorità assoluta su qualsiasi stronzata berlusconiana. Ma certo io non so quale sia il modo per vendere i giornali, per cui vediamoli con ordine.

Chiariamo innanzitutto che né l'una né l'altra notizia costituisce un evento. Sono fatti cui siamo stati tristemente abituati. Berlusconi è all'ennesima legge ad personam e, per quanto potrà “indignarsi” Veltroni, Berlusconi riuscirà prima o poi a farla passare, grazie alla sua maggioranza schiacciante. Voglio dire, se gli italiani lo hanno rivotato dopo 5 (o quello che sono) leggi ad personam, non capisco che differenza faccia la “sesta”. Sì, abbiamo capito, volete dirci che si tratta sempre del vecchio caimano? Personalmente quest'anno non ho pensato che fosse cambiato neanche per una frazione di secondo. Insomma, chi lo conosce, non aveva bisogno di questa goffa mossa per capirlo.

I migranti africani, d'altro lato, continuano a morire senza sosta nel Mediterraneo, muoiono nei Centri di Permanenza Temporanea, muoiono attraversando il deserto del Sahara, muoiono sul posto di lavoro. Paesi teoricamente civili quanto il nostro come la Spagna sparano all'avvistamento delle imbarcazioni dei migranti, manco fossimo nel Medioevo. I giornali, invece, parlano esclusivamente di sicurezza, di spaccio, di stupri; di morti nel Mediterraneo ne parlano quando ce n'è un numero sufficiente a fare notizia.

Non si parla mai dico mai di quanto susciti scandalo la disparità economica tra Nord e Sud del Mondo, e che questa sia la causa delle migrazioni regolari ed irregolari verso il Continente: si parla solo di come rinchiuderci meglio nella nostra Fortezza Europa.

Io questa la chiamo mancanza di PERCEZIONE DELLA REALTÀ oppure Italocentrismo, se vi piace di più.

Saturday, 14 June 2008

Scontri tra Gibuti ed Eritrea

Almeno nove morti e 60 feriti tra i soldati di Gibuti, al termine di 3 giorni di scontri con le truppe eritree al confine tra i due paesi del corno d’Africa.
Le autorità di Gibuti accusano Asmara di aver lanciato un attacco contro le posizione gibutiane a Ras Doumeira, regione nel nord del paese, già causa di scontri nel 1996 e nel 1999.
I militari eritrei avrebbero oltrepassato il confinato per inseguire una trentina di disertori (il servizio civile in Eritrea è obbligatorio per maschi e femmine e dura due anni) e, una volta entrati nel paese, avrebbero poi aperto il fuoco contro i soldati gibutiani.

Gli scontri sarebbero quindi proseguiti per tre giorni. Isaias Afeworki, dittatore dell’Eritrea, respinge le accuse, e accusa Gibuti di campagna diffamatoria. Però non nega né smentisce la notizia degli scontri. No comment nemmeno sulla presunta cattura di 100 militari di Asmara da parte delle truppe di Gibuti. [..]

Ma Gibuti è anche un importante alleato di Stati Uniti e Francia, dai quali viene protetto perché ne ospita le basi militari. Non sono per niente buoni invece i rapporti tra Eritrea e paesi europei e occidentali: Asmara è accusata di sostenere i ribelli islamici somali e di impedire così il dispiegamento dei peacekeepers nella vicina Somalia. [..]

Articolo completo: nigrizia.it

Wednesday, 11 June 2008

Firmato l'accordo tra Governo e Fnl in Burundi

Il 26 maggio il governo burundese ha raggiunto un accordo di cessate il fuoco incondizionato con l’ultimo gruppo militare ribelle ancora attivo nel piccolo paese della regione dei Grandi Laghi. L’intesa, che potrebbe mettere fine alla guerra civile iniziata nel 1993, è stata siglata dopo sei settimane di intensi combattimenti tra le truppe governative e i guerriglieri dell’Fnl, le Forze nazionali di liberazione. Combattimenti che hanno causato un centinaio morti e migliaia di sfollati.
La trattativa è stata mediata dal Sudafrica che ha inviato in Burundi un contingente di pace e la cui diplomazia è molto attiva nella regione dei Grandi Laghi. Pasteaur Habimana, portavoce del Partito per la Liberazione del Popolo Hutu-Fnl, (Palipehutu-Fnl), il braccio politico delle Forze nazionali, [..] è ottimista.
I ribelli fanno parte della minoranza hutu del paese, che si è sentita minacciata dopo la morte del presidente Cyprien Ntaryamira, vittima dello stesso incidente aereo in cui morì nel 1994 il presidente rwandese Juvénal Habyarimana. Le tensioni e le violenze che seguirono l’incidente degenerarono poi nel genocidio rwandese, i cui influssi arrivarono anche nel vicino Burundi, dove già da mesi era in corso una guerra civile, che ha fatto almeno 300 mila morti, e che ufficialmente è finita con la firma del cessate il fuoco, il 7 settembre 2006. L’accordo, però, non è mai stato realizzato del tutto.
Anzi, il 17 aprile 2008 si sono riaccesi gli scontri violenti con i ribelli delle Fnl, che hanno attaccato Bujumbura a colpi di mortaio. Sette giorni dopo, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato le violenze, chiamando le parti in causa al rispetto scrupoloso del cessate-il-fuoco del 7 settembre 2006. In precedenza aveva alzato la voce anche l’Unione africana.
Le Forze nazionali di liberazione non avevano smesso di imbracciare le armi anche a causa del rifiuto del presidente burundese Pierre Nkurunziza, al potere dal 2005, di liberare i circa 2.500-3.000 membri del gruppo armato detenuti nelle carceri del paese. Carceri che, secondo diversi rapporti di Human rights watch, sono teatri di continue violenze e torture ad opera di unità d’èlite della polizia.
La firma dell’accordo di lunedì potrebbe essere il primo passo per una pacificazione reale del piccolo paese. Il quale, tuttavia, sta attraversando un periodo anche economico davvero disastroso. [..] E le elezioni del 2010 sono ancora lontane per poter sperare in un cambiamento vero di rotta politica.
Per non trascurare, poi, tutto il problema legato alla gestione dei rifugiati. L’Achnur, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati, continua a promuovere il rimpatrio volontario in Burundi delle decine di migliaia di burundesi scappati nei paesi vicini: Rd Congo, Rwanda, Sudafrica, Zambia e Tanzania. Circa 45mila rifugiati saranno rimpatriati nel 2008. Altri 35mila sono previsti per il 2009.

Fonte: nigrizia.it

Monday, 9 June 2008

AL VIA ANCHE IN ITALIA LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA GIUSTIZIA IN DARFUR

ITALIANS FOR DARFUR lancia un appello per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d’eccezione i NEGRAMARO.


Roma, 5/6/08 – Parte oggi, anche in Italia, la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle più importanti e note band italiane.
“Giù le mani dagli occhi – Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l’appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l’umanità, Ahmad Harun and Ali Kushayb.

Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.

Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l’umanità da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all’ autorità internazionale.

Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale.
*Il comunicato è stato invece ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM, ILVELINO.

Friday, 6 June 2008

Democrazia e coca-cole

Democracy and cokes

In occasione del World Economic Forum on Africa a Cape Town, il responsabile mondiale di Coca-cola, Neville Isdell (nella foto), ha rilasciato una interessante intervista, in cui si gloria delle notevoli crescite di Coca-cola in Africa, sottolineando il fatto che la crescita del fatturato sia superiore nei regimi democratici (in particolare Sudafrica, Tanzania, Ghana), rispetto a ciò che avviene in quelli autoritari.
Sostiene soprattutto che lo sviluppo economico nei regimi oppressivi porta allo sviluppo di elementi democratici, poiché l'aumento del PIL porta all'arricchimento di un'ampia fascia della popolazione, che poi "pretenderebbe" regimi maggiormente libertari. Il ragionamento è corretto e non lo dico io ma lo aveva già chiarito a suo tempo l'emerito e geniale Amartya Sen. Solo che mentre Sen, almeno secondo la lettura della giovane ingenua che ero, vedeva lo sviluppo come mezzo per conseguire la libertà (nell'accezione di maggiori possibilità di scelta, di opportunità per gli esseri umani), il signor Isdell non nasconde di vedere positivamente l'instaurarsi di democrazie in funzione della vendita di bottigliette di liquido scuro.
Dirò una banalità, ma l'entusiasmo sfrenato per la democrazia del signor Isdell a me fa balenare qualche idea sul perché della corsa yankee alla democratizzazione del mondo... a voi no?
E soprattutto, che cosa è democrazia?
Lasciamo la parola al sig. Isdell: "I think the real qualifier for democracy to be not just a vote once, but really to take root is a functioning middle class" cioè, nella mia traduzione sbilenca, 'penso che il vero qualificatore della democrazia sia non solo il voto una tantum, ma il radicamento di una classe media che funziona'... Fantastico! Basta una classe media, ed il gioco è fatto! Un'ampia classe media che si scoli litri su litri dei preziosi liquidi della Coca-cola company!
MA, allora, non è necessaria la democrazia in senso ampio, con un minimo di propositi egualitari, basterebbe un minimo di regime stabile che dia la possibilità ad ogni abitante di uscire e di andarsi a comprare con tranquillità la sua lattina di coca (e ci voleva tanto! non serviva tirare in ballo la democrazia!).

Wednesday, 4 June 2008

Arrestato per un giorno Tsvangirai, lo sfidante di Mugabe

In questi giorni del vertice FAO, in cui alle critiche all'istituzione in sé, si sono sommate le polemiche per la presenza di Mugabe e di Ahmadinejad, è stato arrestato Tsvangirai, il vincitore del primo turno delle politiche in Zimbabwe, unica speranza di liberare il Paese dal dittatore (vedi vecchi post).

FAO a mio avviso evidentemente fallimentare, poiché la fame nel mondo è in costante aumento [non linko niente: di prove di quello che dico se ne possono trovare a iosa, statistiche su statistiche, per non parlare della crisi alimentare degli ultimi mesi, che secondo alcuni esperti può gettare nel limbo della fame 100 milioni di persone in più oltre agli odierni 850 milioni (c'è chi dice che non sia così: diciamocelo, si tratta di stronzate che si possono dire solo ai Festival dell'Economia)].

In questi giorni, dicevo, Morgan Tsvangirai, a mio avviso l'unica possibilità concreta di scalzare Mugabe, è stato arrestato ieri e liberato oggi senza alcun capo d'imputazione. Una mossa che non ha bisogno di commenti, politica nel senso più stretto del termine. E il 27 giugno, data della prossima convocazione elettorale, si avvicina.

Quattro anni di reclusione per Ibrahim Coulibaly

CÔTE D'IVOIRE - 4 giugno 2008


L’ex capo ribelle ivoriano Ibrahim Coulibaly, attualmente in fuga, è stato condannato mercoledì a 4 anni di prigione dal “tribunal correctionnel” di Parigi per un progetto di colpo di Stato in Costa d’Avorio in 2003 mirante a rovesciare Laurent Gbagbo.

La 16esima camera del tribunale di correzione di Parigi ha riconosciuto Coulibaly, 44 anni, colpevole di “direzione o organizzazione di raggruppamenti aventi per oggetti un’attività mercenaria” e l’ha condannato a 4 anni di reclusione.

Il vecchio capo ribelle è accusato dal 18 dicembre 2007 da un mandato d’arresto francese, che il tribunale ha confermato.

Questo ex-sergente-capo, sopranominato “IB” e “Major”, rischiava fino a sette anni di prigione. Aveva contestato di aver fomentato un tale progetto in agosto 2003, in una dichiarazione a l’AFP del 11 marzo, dove spiegava che non si sarebbe presentato ugualmente al suo processo.

Tredici accusati erano perseguiti in questa cartella in virtù della legge del 14 aprile 2003, che ha introdotto nel diritto penale francese il delitto di mercenariato.

Oltre M. Coulibaly il tribunale ha condannato a delle pene dai 10 mesi ai 30 mesi di reclusione altri sette colpevoli di avere organizzato il progetto del colpo di Stato. Cinque altri, dei vecchi legionari sospettati di essere dei mercenari, sono stati assolti dal delitto di “partecipazione a una attività di mercenariato.”

Tutti gli accusati erano stati interpellati in Francia a fine agosto 2003, in seguito alle informazioni pervenute alla “Direction de la surveillance du territoire” (DST) (Direzione della sicurezza del territorio)

Durante il processo, in marzo a Parigi, alcuni dei presunti mercenary avevano riconosciuto che l’obiettivo, con la giustificazione di una missione di formazione in Costa d’Avorio, era di “uccidere” Laurent Gbagbo attaccando il suo convoglio presidenziale con un lancia-missile.

Nella sua sentenza, il tribunale, presidiato da Jean-Claude Kross, ha stimato che Ibrahim Coulibaly ha finanziato la fase de reclutamento e una parte dell’operazione progettata e che le sue smentite parivano tanto più spogliate di fondamenti quanto più si sottrae alla giustizia.

L’avvocato Mamadou Diomandé, vicino a IB, e il vecchio poliziotto Paul Leonelli, considerati dall’accusa come “gli organizzatori” del progetto, sono stati condannati a 30 mesi di reclusione.

Sono stati giudicati ugualmente degli “assistenti” che hanno aggiunto un aiuto materiale o contribuito al reclutamento dei mercenari: Pierre Mas e François Leonelli sono stati condannati a 2 anni, Jean-Michel Chapuis a 18 mesi, Hassan Sakr e Daniel Pohl a 12 mesi.

I vecchi legionari e i presunti “hommes de main” (uomini di mano) Jürgen Pohl, Peter Pohl, Jacky Muliakaaka, Eric Valentin e Vea sono stati assolti dal delitto di mercenariato.

Il tribunale ha infatti notato l’assenza di un “minimo inizio di un atto d’esecuzione concreto e diretto di partecipazione ad un’azione violenta certificata”, come lo prevede questa infrazione.

Vea è stato nel frattempo condannato a 6 mesi di prigione per detenzione d’arma.


(TRATTO DA JEUNE AFRIQUE)

Monday, 2 June 2008

Esplosione vicino all'aeroporto di Mogadiscio

Secondo un rappresentante anonimo dell'Unione Africana ed alcuni testimoni, è esplosa ieri una granata a Mogadiscio vicino all'aereo del Presidente Abdullahi Yusuf, nel momento in cui egli si apprestava a decollare dall'aeroporto cittadino.

Tre in tutto le granate lanciate: una è esplosa proprio vicino all'aereo presidenziale, senza fortunatamente causare feriti.

Il Presidente si stava recando a Gibuti per partecipare alla seconda fase delle negoziazioni, iniziata sabato. Dal 12 al 16 maggio si è infatti tenuta la prima parte della conferenza di riconciliazione tra il Governo di transizione e l'opposizione.

Fonte: Jeune Afrique

Sunday, 1 June 2008

Sale la tensione anche in Sud Sudan: 50.000 in fuga da Abyei

"L'ONU esprime preoccupazione per gli scontri tra l' Esercito di liberazione del Sud Sudan (SPLA) e le Forze Armate Sudanesi (SAF), iniziati il 14 maggio, nella città di Abyei, South Kordofan, centro di un'area di confine contesa dal 2005 per la ricchezza di petrolio nel sottosuolo.
La città, secondo quanto stabilito dai protocolli di Abyei, parte del Comprensive Peace Agreement del 2005, è considerata storicamente il ponte tra Nord e Sud Sudan, ma continua ad essere contesa tra le due parti a causa del grande giacimento di petrolio della regione, nonostante i termini del protocollo siano ufficialmente condivisi. Anche dopo il nuovo accordo di cessate-il-fuoco del 16 maggio, che stabiliva l'allontanamento delle forze regolari dal centro alla periferia, gli scontri sono continuati, causando la fuga di 50.000 civili. Secondo le forze ribelli dello SPLA Khartoum avrebbe disatteso i termini dell'accordo" (Italian blogs for Darfur).
Intanto Misna comunica che "il presidente sudanese Omar Bashir ha proposto la creazione di un’amministrazione congiunta per la regione petrolifera di Abyei," proprio a causa di questi scontri. "La proposta di un’amministrazione congiunta, presentata dal National Congress (Ncp), partito di maggioranza del governo di Khartoum, “è già stata sottoposta alle autorità del sud Sudan che la stanno esaminando", secondo il presidente.

Thursday, 29 May 2008

EuropAfrica e crisi alimentare

La crisi alimentare ha, oltre alle cause congiunturali, legate ad esempio alla cattiva annata, anche cause strutturali, ma anche altre cause, legate alle speculazioni finanziarie. In altre parole: c'è chi ci marcia sopra e chi ci mangia sopra.
"In meno di due mesi le speculazioni sulla fame hanno bruciato 45 miliardi di euro solo per il riso con il prezzo che si e' impennato del 25 per cento per poi tornare rapidamente ai valori iniziali" secondo il presidente della Coldiretti Sergio Marini (VITA).
È di questo che parleranno oggi all'incontro EuropAfrica a Roma (vigilia del Vertice sulla sicurezza alimentare mondiale della Fao) cui parteciperanno Coldiretti e la Rete delle Organizzazioni contadine dell'Africa occidentale (ROPPA), che raggruppa coltivatori di 12 Paesi Africani. Coldiretti sottolinea che ad aumentare sono stati i costi delle sementi e dei concimi; secondo la ROPPA, nonostante il continente disponga dell'80 per cento delle risorse di fosfato necessarie per i concimi, i costi sono tra i piu' alti del mondo. (AGI)
Vertici e organizzazioni come la FAO, messa in discussione da più parti, soprattutto in seguito ai fatti degli ultimi mesi.
Nel frattempo le proteste si susseguono (vedi ad esempio in Somalia, in Egitto, in Guinea Conakry e questa testimonianza dal Camerun) e l'UNICEF ha dichiarato, in occasione della presentazione del rapporto "La situazione dei bambini in Africa" che l'attuale crisi alimentare rischia di aggravare il tasso di mortalità infantile nel continente (Jeune Afrique).

Wednesday, 28 May 2008

Proteste con i proiettili in Guinea Conakry

Le proteste dell'esercito nella capitale Conakry, conclusesi ieri, proseguivano da venerdì con l'occupazione delle caserme ed hanno provocato complessivamente 3 morti e 22 feriti, tutti a causa di proiettili vaganti.

Ciò che ha riportato la calma è stato, ieri sera, il discorso alla nazione del nuovo Primo Ministro Ahmed Tidiane Souare (eletto solo la settimana scorsa al posto di Lansana Kouyate), che ha elencato le concessioni governative ai militari.
Tra le rivendicazioni (soddisfatte) dei soldati, la destituzione del Ministro della Difesa, il generale Mamadou Bailo Diallo, il pagamento degli arretrati di salario (motivi analoghi a quelli della protesta del maggio scorso, quando fu destituito il predecessore di Diallo, il generale Arafan Camara) e la riduzione del prezzo del riso. Souare ha poi annunciato la liberazione di tutti i militari detenuti in seguito ai disordini del 2007 (quando morirono oltre 130 persone).

È anche il continuo rincaro dei generi alimentari a creare tensione nel Paese. Infatti, come ricordano i media locali, richieste analoghe sono state avanzate nei mesi scorsi da tutti i settori dell’amministrazione pubblica, dagli insegnanti ai medici, senza aver mai ottenuto risposta.. ma, come è evidente, le altre categorie non possiedono i mitragliatori.

Fonte: Apcom, Misna

Tuesday, 27 May 2008

Morire di clandestinità

Venerdì notte un giovane tunisino di 36 anni, Hassan Nejal, è morto nel CPT di Torino. Secondo la versione dei detenuti si tratterebbe di omissione di soccorso da parte delle autorità del Centro. "Intorno alle 22 di venerdì sera sul suo corpo sono comparse delle macchie rosse", racconta Al Huri ad Agnoletto. "Gli abbiamo messo un asciugamano sulla fronte e siamo corsi a chiedere aiuto", ma - continua - "ci hanno detto che il medico non era disponibile e che avrebbe visitato Hassan la mattina successiva", riferisce all'eurodeputato Hassen El Bentaui. Il ragazzo viene trovato morto la mattina successiva a causa di una polmonite fulminante.
La prima parte della ricostruzione è condivisa da detenuti e responsabili del Centro, secondo Agnoletto. "Alle 10,30 di venerdì Hassan si reca in infermeria per assumere la dose di metadone prescrittagli e alla dottoressa Vlashi che gli somministra il farmaco dichiara di sentirsi male. Lo stesso medico riferisce che il ragazzo aveva 39 di febbre e una tonsillite dovuta ad una forte infiammazione della gola. Per questo gli vengono prescritti gli antibiotici (Augmentin) e l'antipiretico, per poi essere rimandato nell'area rossa dove si trova con gli altri compagni. Alle 2, quando entra in servizio la dottoressa Ngassa, Hassan continua a sentirsi male e viene dunque riportato in infermeria. Il medico verifica un abbassamento della febbre, non gli somministra altri farmaci e lo rimanda in stanza. E' su quello che accade dalle 20 in poi, quando entra in servizio il dottor Tedesco che copre il turno notturno ma che non visiterà mai Hassan, che le versioni divergono, fra le autorità del Cpt e i detenuti nella struttura. Il colonnello della Croce rossa Baldacci, che non era presente quella notte ma che per noi ha ricostruito a nome delle autorità quanto avvenuto, e che insieme al dottor Tedesco ha certificato la morte del giovane tunisino, dichiara che la situazione nel Centro è stata tranquilla fino alla mattina, cioè fino a quando gli altri immigrati hanno cominciato ad urlare perchè Hassan era morto. I detenuti invece ci hanno raccontato che quella notte qualcosa è accaduto. Verso le 22 infatti dicono che Hassan sia peggiorato, con il corpo e in particolare il volto che hanno cominciato a ricoprirsi di macchie rosse. Un peggioramento, ci ha riferito Al Huari (il portavoce della area rossa), che spinge i compagni a posizionare un asciugamano sulla fronte di Hassan e a sdraiarlo. A quel punto un altro compagno, El Bentaui, esce dalla zona di detenzione e si attacca all'inferriata che delimita l'area, urlando. Riesca a parlare con un operatore della Croce rossa a cui chiede di mandare un medico. Risposta: il medico non c'è, non è disponibile. El Bentuai non desiste e comincia a ripetizione a schiacciare il citofono degli allarmi per richiamare la direzione del Cpt a cui il meccanismo è collegato, ma non ha risposta. Alle 11,30 attraverso un buco della grata arriva la distribuzione dei farmaci. Hassan viene portato lì da Rabi Said e prende la seconda dose di antibiotico, mentre i suoi compagni insistono sulla necessità che lo visiti un dottore. Passa mezzanotte e gli immigrati continuano a recarsi alla rete di delimitazione e intercettano un altro operatore della Croce rossa a cui rivolgono l'ennesima richiesta. Niente anche questa volta. Hassan durante la notte si addormenta. Ma tra le 6-7 del mattino i suoi compagni non sentendolo più russare si recano un'altra volta alla grata di delimitazione per cercare di parlare con qualcuno e tentare di chiamare un medico. Parlano con un operatore della manutenzione e gli rivolgono la richiesta, sempre la stessa. Ma niente anche questa volta. Alle 9,27 suo fratello dalla Tunisia chiama Alkair Naoui per parlare con lui. Alkair tenta di svegliarlo ma si accorge che Hassan è morto. E' a quel punto che il medico, il dottor Tedesco, arriva nella stanza e non può che certificarne la morte."
Verranno inviati gli ispettori del Ministero dell'Interno per fare luce su una morte che è tutt'altro che causale od inaspettata. Secondo ASGI, ad esempio, il fatto che la sanità nei CPT sia separata rispetto a quella ordinaria va ad inficiarne l'incisività. "La carenza di assistenza medica e legale nei CPT italiani è stata altresì rilevata dalla Commissione per le libertà civili e la giustizia dell’europarlamento nella sua relazione del dicembre 2007. Ciononostante, nei CPT si continua a morire." Siamo in presenza di un'"endemica carenza strutturale di adeguati standards sanitari. La tutela della salute che l’art. 32 della Costituzione riconosce come fondamentale diritto dell’individuo – non importa se italiano o clandestino- viene negata da un modello di sanità separata, questo sì foriero d’insicurezza."


Fonti: Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, (Comunicato Stampa),

Repubblica di Torino (1),

Repubblica di Torino (2)

Ansa
Testimonianza dell'europarlamentare Vittorio Agnoletto (Aprileonline)

Sunday, 25 May 2008

Rapporto 2008 sui bambini soldato

Dal 2004 al 2007 è diminuito il numero di conflitti che coinvolgono bambini soldato, secondo il Rapporto 2008 della Coalizione italiana "Stop all'uso dei bambini soldato". Decine di migliaia di bambini sono stati rilasciati da eserciti e gruppi armati. Oggi sono 9 gli eserciti che utilizzano i piccoli in guerra, con una leggera diminuzione rispetto ai 10 del 2004, per un totale di almeno 250mila minori, di cui il 40% sono bambine. report2008
Bambini combattono nell'esercito regolare in Birmania, nella lotta armata contro le minoranze etniche, ma anche in Ciad, Repubblica democratica del Congo,Somalia, Sudan, Uganda e Yemen.
I guerriglieri stessi utilizzano bambini soldato: in Afghanistan, Iraq e Pakistan sono stati impiegati come attentatori suicidi.
In Africa le guerriglie hanno utilizzato recentemente i minori in guerra in Burundi, Ciad, Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan ed Uganda. Ragazzi palestinesi sono stati utilizzati come scudi umani dall’esercito israeliano e soldati inglesi minorenni di 18 anni sono stati inviati in Iraq fino a metà del 2005. Gli eserciti governativi utilizzano i bambini in gruppi di supporto o come spie ed informatori. Tale utilizzo li espone al rischio, qualora catturati dagli eserciti vengono trattati da criminali e non da vittime. Il rapporto documenta la detenzione di piccini di appena 9 anni incarcerati in Burundi, di minori maltrattati o torturati in Israele, di minori catturati in Afghanistan e detenuti dagli Stati Uniti a Guanatanamo, in spregio del diritto internazionale.
Un ruolo chiave nel prevenire e porre fine all'arruolamento è svolto dai programmi di disarmo riabilitazione e recupero, che però hanno avuto un impatto limitato, soprattutto a causa della scarsità di fondi. 14.000 ex baby soldato non hanno potuto farvi ricorso: sono le bambine ad essere particolarmente penalizzate, di cui solo l’8-15% accede a tali programmi.

Fonte: nigrizia

Vedi anche: Conferenza 2007, Comunicato stampa della Coalizione

Friday, 23 May 2008

Sudafricani contro le violenze xenofobe

Sindacati, associazioni e personalità politiche hanno denunciato le violenze xenofobe nelle township sudafricane di queste ultime settimane.
Le organizzazioni umanitarie sono state letteralmente sommerse da un volume straordinario di donazioni da parte di sudafricani a favore delle 16mila persone che hanno dovuto lasciare le bidonville a causa degli attacchi, che al momento hanno causato almeno 40 morti.
"La gente dice di vergognarsi di ciò che sta accadendo" ha dichiarato all'AFP Imtiaz Sooliman, presidente dell'ONG africana Gift of the Givers. "Si dicono coinvolti dalla sofferenza di queste persone".

Numerosi immigrati, soprattutto Zimbabweani, Mozambicani, Malawiti e Congolesi lavorano come domestici o giardineri in Sudafrica, ma sono dovuti fuggire dalle township ed ora dormono dai loro datori di lavoro stessi, al riparo dagli attacchi. Sono comunque molti coloro che hanno lasciato il Paese, tra cui 3000 mozambicani, il cui Presidente Armando Guebuza ha assicurato pieno aiuto per il rientro.

Un liceale, Michael Moss, ha fondato un gruppo di discussione sull'accaduto nel social network Facebook. "Le persone dicono di vergognarsi di essere sudafricani. Altri ricordano che prima del 1994 (l'avvento della democrazia), altri Paesi africani avevano aperto le frontiere ai militanti della lotta contro l'apartheid".

Budah Sterah, un utente, sullo stesso sito ha scritto: "Sono un nero sud-africano e un AFRICANO. Uno dei valori basilari dell'essere africano è l'Ubuntu e la fratellanza. Dov'è finita? La nostra società ha perso la morale. È veramente terribile."

Centinaia di studenti e professori dell'Università di Wits hanno protestato contro la xenofobia mercoledì con una manifestazione a Johannesburg ed un'altra manifestazione è prevista per domani a Pretoria, organizzata dalle associazioni per i diritti umani. Anche un'organizzazione padronale ha portato ieri nelle township generi alimentari e coperte per le vittime.

Intanto oggi le violenze si sono propagate alla zona sud-occidentale del Paese, a Città del Capo.

Fonte: AFP, JeuneAfrique

Thursday, 22 May 2008

Una brutta china

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento perchè rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali

e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti

ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht

Immagini maliane

Un'antica mappa della città di Timbuctù (fonte)

mentre a questa non ho saputo resistere (fonte)

Ringrazio Stuarthwyman, che mi ha fatto magari involontariamente fare un giro per i blog sul Mali.

Wednesday, 21 May 2008

Guerre tra poveri

Guerre tra poveri, così si usano chiamare in questi giorni i fatti di Napoli ed i fatti di Johannesburg e di Alexandra: tragiche assonanze tra eventi agghiaccianti e, purtroppo, tutt'altro che isolati.
Da una parte del globo, quella meridionale, vi sono scontri tra neri sudafricani e neri immigrati da altri Paesi africani, in fuga da condizioni disperate come gli zimbabweani, ma anche dalla Somalia, dal Malawi e dal Mozambico. Gli appelli alla concordia del Nobel per la Pace Nelson Mandela sembrano lettera morta in questi giorni. Gli arrivi di questi mesi di profughi zimbabweani, legati alle incerte elezioni presidenziali, hanno peggiorato certamente la percezione che i sudafricani avevano delle ondate migratorie. Gli immigrati di ogni nazionalità fuggono nelle stazioni di polizia e nelle chiese.
Dall'altra, nella bistrattata Napoli, città dell'emisfero settentrionale invasa dall'immondizia dell'iperproduttività del Nord e della camorra, accadono episodi che vorrei leggere in un libro, per poterlo chiudere e pensare che, in fondo, essi non sono mai accaduti.
Episodi che per la tranquillità della nostra anima etichettiamo con aggettivi quali "belluino" o "ferale", cercando di rimuovere che la mano, la mente, è assolutamente umana, uguale alla nostra, solamente un pò più disperata, un pò più affamata, un pò più impaurita.

Friday, 16 May 2008

Scontri ed arresti di darfuriani nella capitale sudanese

Arresti arbitrari e campagna razzista contro i darfuriani: è l’accusa che i ribelli del Darfur lanciano a Khartoum, dopo la violenta reazione delle forze di polizia in seguito all’attacco dei ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), sferrato il 10 maggio scorso nella capitale del Sudan.
Da sabato almeno 300 persone sarebbero state fermate; per sospetti legami con i guerriglieri, secondo la polizia; per tratti fisici tipici del Darfur, secondo i ribelli e le associazioni per i diritti umani attive nel paese. [..]

Articolo completo: nigrizia

Wednesday, 14 May 2008

Posticipata la data del ballottaggio in Zimbabwe

HARARE (Zimbabwe) - La data per il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Zimbabwe e' stata posticipata da 21 a 90 giorni a partire dall'annuncio dei risultati del primo turno, lo scorso 2 maggio, seguito al riconteggio delle schede in alcune circoscrizioni. La Commissione elettorale ha comunciato che la nuova data per la consultazione e' il 2 agosto. Al ballottaggio si confronteranno Morgan Tsvangirai, leader dell'opposizione, e il presidente uscente Robert Mugabe. Nel frattempo sembra che venerdì scorso Thabo Mbeki, presidente sudafricano e mediatore della crisi, abbia incontrato il dittatore Mugabe, anche in seguito alle critiche della comunità internazionale sulla posizione troppo morbida di Mbeki nei confronti di Mugabe: il presidente sudafricano infatti aveva dichiarato di non aver ravvisato i segnali di una crisi nel paese.

Fonti: Corriere, Vita